“Je ne me souviens de rien” di Diane Sara Bouzgarrou

Quando nel dicembre del 2010 in Tunisia esplode la Primavera Araba, Diane è entusiasta. Le proteste di piazza, le urla, il tumulto, l’ira del popolo; pura energia per la giovane regista che, videocamera alla mano, si aggira per casa, esulta, festeggia, invoca libertà e rivoluzione. Con lei c’è suo padre, il signor Bouzgarrou, che però davanti all’obiettivo pare più freddo, meno coinvolto. Eppure è lui il vero tunisino, perché Diane è nata e cresciuta in Francia.

“Non ti sembra un po’ esagerata tutta questa eccitazione, Diane?” sembra dire in un passaggio lo sguardo inquieto di sua madre. “Voglio richiedere il passaporto tunisino” ribatte la figlia, “bipolare, bisessuale, da ora sarò anche binazionale”.

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“Tokyo Vampire Hotel” di Sion Sono

Mostro sacro del cinema contemporaneo giapponese, torna anche quest’anno nelle sale cinematografiche sotto la Mole il regista nipponico Sion Sono con la riduzione per il grande schermo di una mini-serie tv targata Amazon, Tokyo Vampire Hotel. Per la prima volta, Sono si cimenta con i mostri della lunga tradizione mitteleuropea, i vampiri, portando la sua personalissima, sanguinolenta visione della creatura che da secoli infesta le paure ataviche dell’uomo. Continua la lettura di “Tokyo Vampire Hotel” di Sion Sono

CONFERENZA STAMPA DI CHIUSURA DEL 35º TFF

Dopo nove giorni intensi, si conclude la trentacinquesima edizione del Torino Film Festival.

Emanuela Martini apre la conferenza stampa di Sabato 2 dicembre con i ringraziamenti ufficiali, prima di annunciare i premi collaterali del festival. La scuola Holden quest’anno assegna il Premio Scuola Holden per la miglior sceneggiatura del concorso Torino 35 a The Death of Stalin di Armando Iannucci, definendolo “una rivisitazione di un pezzo di storia terribile stravolta nel comico (addirittura british) e sostenuta da una sceneggiatura classicamente compatta”.

Anche il Premio Achille Valdata per il miglior film di Torino 35 va al film di Iannucci, “per aver affrontato con ironia e cinismo una drammatica pagina di storia”.

Il premio Avanti va a Don’t forget me di Ram Nehari “per la capacità dell’autore e del suo cast di narrare la favola possibile tra due sognatori scombinati, costruita partendo da un’esperienza di prima mano con il disagio mentale, attraverso uno sguardo immersivo che si astiene dal giudicare e ricorda, senza rinunciare ai toni ironici, perfino dark, il discrimine sottile che c’è tra normalità e malattia”.

Foto con il cast di Don't Forget Me TFF35
I due protagonisti e il regista di Don’t forget me con alcuni dei nostri colleghi.

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“The Florida Project” by Sean Baker

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Erika Milani

Translation by: Cristina Di Bona

The story takes place in Orlando. Moonee (played by the great Brooklynn Kimberly Prince) is a six year old girl, who lives with her young mother (Bria Vinaita) at the Magic Castle Hotel, a motel nearby the famous Walt Disney World Resort. This kind of accommodation is the only solution for all those families that can’t afford a real house.

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“The Florida Project” di Sean Baker

Ci troviamo ad Orlando, e Moonee (interpretata da una strepitosa Brooklynn Kimberly Prince) è una bimba di sei anni che vive con la giovane madre (Bria Vinaite) al Magic Castle Hotel, un motel nei pressi del celebre Walt Disney World Resort. La loro casa non è altro che l’unica soluzione per tutte quelle famiglie che non possono permettersi una vera sistemazione.

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“The Disaster Artist” by James Franco

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Roberto Guida

Translation by: Valeria Alfieri

There are some particular moments, that are very rare in the entertainment industry, or in the art industry or even in sports, or in business that are supposed to involve talents in general, as we often see in the media. The are those moments in which anomalies, short circuits happen, as if a superior force is rebelling to this imposition that makes success available only to the best, the most talented.  Continua la lettura di “The Disaster Artist” by James Franco

“The Disaster Artist” di James Franco

Ci sono dei momenti particolari, molto rari nel mondo dello spettacolo, dell’arte come anche dello sport e più in generale nella società dei talenti così come la conosciamo e viviamo, così come ci viene venduta ogni giorno dai media. Si tratta di attimi in cui capitano delle vere e proprie anomalie, dei cortocircuiti, come se una forza superiore si stesse ribellando a questa imposizione che rende il successo e la gloria appannaggio esclusivo dei migliori, dei più bravi. Continua la lettura di “The Disaster Artist” di James Franco

“Un beau soleil intérieur” by Claire Denis

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Giorgia Bertino

Translation by: Emanuela Ismail

Un beau soleil intérieur is about a crisis. It is a story of a middle-aged woman named Isabelle (performed by the excellent Juliette Binoche), who seeks love and is caught between disillusion and despair. She has had many lovers after divorcing her daughter’s father, Francois, but all the stories have sadly sunk. There is, among these lovers, one who has scarred her the most, dragging her in an unhealthy, secret relationship, made of run-ups, broken promises, specious excuses. There is also an handsome actor who had promised her a faulty but passionate love, or again, the man willing to commit to true love, but an incomplete love, as he wouldn’t want her to be completely involved in his life. Lastly, there is the love that cannot help coming back: Francois. Even if it has become a useless, outdated, lost love. Continua la lettura di “Un beau soleil intérieur” by Claire Denis

“Un beau soleil intérieur” di Claire Denis

Un beau soleil intérieur è un film sulla crisi. C’è una donna di mezza età (Isabelle, interpretata da una splendida Juliette Binoche) che ha ancora voglia di trovare l’amore, sospesa tra disillusione e disperazione; ci sono i numerosi amanti che si sono succeduti dopo la fine della relazione col padre di sua figlia, Francois, tutte naufragate tristemente; c’è, tra tutti questi amanti, quello che l’ha segnata di più, trascinandola in un rapporto clandestino morboso, fatto di rincorse, promesse non mantenute, scuse pretestuose; c’è, anche, l’attore affascinante che le ha promesso un amore difettoso ma passionale, o, ancora, l’uomo che ha provato a garantirle l’amore, quello vero, ma vissuto a metà, senza coinvolgerla in toto nella propria vita; c’è, infine, il ritorno dell’amore che non può fare a meno di tornare: ancora Francois, il padre di sua figlia, che però è ormai un amore difettoso, superato, irrecuperabile. Continua la lettura di “Un beau soleil intérieur” di Claire Denis

Retrospettiva di Brian De Palma

La 35° edizione del Torino Film Festival ha reso omaggio, con una retrospettiva quasi completa, al maestro Brian De Palma, uno dei registi amati dalla direttrice del festival Emanuela Martini, la quale lo ha definito così: «De Palma è un mago dello schermo, uno di quei registi ai quali è quasi sempre riuscita la magia di tenere lo spettatore attaccato alla sedia con gli occhi fissi sullo schermo , un maestro di stile, erede di Hitchcock, ma anche di Godard e di Ejzenštein». Continua la lettura di Retrospettiva di Brian De Palma

” The Scope of Separation” by Yue Chen

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Gianmarco Perrone

Translation by: Valeria Tutino

Boredom, alcohol and cigarettes fill the days of Liu Shidong, the apathetic main character of The Scope of Separation, the first work of the young Chinese director Yue Chen. Liu – as he narrates in voice over – has inherited a large amount of money from his deceased father: this allows him not to work and devote himself to his (presumed) interest. The story hardly proceeds with his encounter with two young women, very different from each other, and with the attempt to work in business: a meaningless plot, like Liu’s life, that leaves room to contemplation and to long and empty dialogues. The choice of the script is undoubtedly well considered, but it undermines the viewer’s involvement. However it fits perfectly to the content of the movie.

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” The Scope of Separation,” di Yue Chen

Noia, alcool e sigarette riempiono le giornate di Liu Shidong, apatico protagonista di The Scope of Separation, opera prima del giovane regista cinese Yue Chen. Liu – come ci racconta lui stesso in voice over – ha ereditato una cospicua somma dal padre scomparso: ciò gli permette di non lavorare e dedicarsi al suo (presunto) divertimento. La storia prosegue  a fatica con l’incontro con due ragazze, molto diverse tra loro che tentano di dedicasi agli affari: una trama insignificante, come la vita di Liu, che lascia spazio alla contemplazione e a lunghi e vacui dialoghi. Una sceneggiatura senz’altro ponderata, che mina però il coinvolgimento dello spettatore. Continua la lettura di ” The Scope of Separation,” di Yue Chen

“Grace Jones: Bloodlight and Bami” by Sophie Fiennes

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Dora Bugatti

Translation by: Melissa Borgnino

Grace Jones: model, actress, singer, icon. But who is really the Woman that hides behind her character’s mask? Grace Jones: Bloodlight and Bami begins this way: with the main character taking off a mask, revealing a face with harsh and androgynous traits, to the tune of Slave to the Rhythm. To a fan who asks her when she is going to star in another film, she answers that she’s already got her own. Continua la lettura di “Grace Jones: Bloodlight and Bami” by Sophie Fiennes

“Grace Jones: Bloodlight and Bami” di Sophie Fiennes

Grace Jones: modella, attrice, cantante, icona. Ma chi è la Donna che si cela dietro alla maschera del personaggio? Grace Jones: Bloodlight and Bami comincia proprio così, con la protagonista che si sfila una maschera rivelando il suo volto dai tratti duri ed androgini sulle note di Slave to the Rythm. Ad un fan che chiede quando reciterà in un altro film, lei risponde di avere già il suo. Continua la lettura di “Grace Jones: Bloodlight and Bami” di Sophie Fiennes

“Darkest Hour” by Joe Wright

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Annagiulia Zoccarato

Translation by: Federica Franzosi

Before Christopher Nolan’s Dunkirk, the Dynamo operation and the retreat toin Dunkerque had already been the protagonists subject of a moving long shot in Joe Wright’sAtonement. Ten years later, Wright himself deals again with this famous and important
event of British history one more time, but he does it from the backstage, telling the story of how it all came to that and mainly talking about the man behind that desperate rescue (which later turned out to be a very important moral victory):  Winston Churchill.

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“Darkest Hour” di Joe Wright

Prima dell’ottimo Dunkirk di Christopher Nolan, l’operazione Dynamo e la ritirata da Dunkerque erano state protagoniste di un toccante piano sequenza in Espiazione di Joe Wright. Dopo dieci anni, Wright stesso torna a cimentarsi con questa celebre e importante pagina della storia britannica, ma lo fa dietro le quinte raccontando la storia di come ci si arrivò e soprattutto del fautore di quel disperato salvataggio che si rivelò essere un’importantissima vittoria morale: Winston Churchill.

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Non dire gatto… – A watched cat…

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Fabio Ferrari e Chiara Gioffrè

Translation by: Federica Franzosi

The main characters on the poster for the 35th edition of the Torino Film Festival are Kim Novak and Pyewacket the cat: it is not a surprise, then, that in this edition of the TFF there has been a special retrospective dedicated to our four-legged friends, a homage from the director Emanuela Martini – a cat and film lover – to the “BESTIALE! Animal Film Stars” exhibit at the National Museum of Cinema.

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Non dire gatto…

Articolo di: Fabio Ferrari e Chiara Gioffré

Protagonisti della locandina della trentacinquesima edizione del Torino Film Festival sono Kim Novak e il gatto Cagliostro (Pyewacket in inglese); non sorprende quindi che in questa edizione del TFF vi sia una speciale retrospettiva dedicata ai nostri amici a quattro zampe, omaggio della direttrice Emanuela Martini, “gattara” cinefila, alla mostra “Bestiale” attualmente allestita presto il Museo Nazionale del Cinema. Continua la lettura di Non dire gatto…

“The Crescent” by Seth A. Smith

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Roberto Guida

Translation by: Emanuela Ismail

A mother and her son, alone in a godforsaken house along a grey and sandy shore. It is always hard to deal with loss. Beth hopes that the peace of the beach could put life on a normal footing. She throws herself at the multiform and multicoloured abstractionism of her art, but she feels nothing anymore. Emotions are blown away, are lost in the sea that seems to hold everything to the headland, without leaving a way out. The two of them are contained in a dreamlike blaze in which the stranger presences come to life, threatening to separate them for an higher truth.

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“The Crescent” di Seth A. Smith

Una madre e suo figlio, soli in una casa dimenticata da Dio su una costa grigia e sabbiosa. È sempre dura superare un lutto. Beth spera che la calma della spiaggia possa riportare la normalità, possa essere un ritorno alla vita. Si lascia andare all’astrattismo multiforme e multicolore della sua arte ma ormai non sente più nulla. Le emozioni sono state spazzate via, si sono smarrite in quel mare che sembra trattenere ogni cosa nell’area del promontorio, senza lasciare via di fuga. I due sono circoscritti in un alone onirico nel quale le più strane presenze prendono vita, minacciando di separarli in nome di una verità superiore. Continua la lettura di “The Crescent” di Seth A. Smith

Il blog degli studenti del Dams di Torino