“Guldkysten” (“Gold Coast”) di Daniel Dencik

Guldkysten ( Gold Coast), un film del 2015, del regista e scrittore danese Daniel Dencik, è stato presentato nella sezione Festa Mobile del Festival.

 

Siamo intorno alla prima metà dell’Ottocento. Un giovane botanico danese parte per le Colonie africane in Costa d’Oro con il compito di sviluppare e monitorare le piantagioni, e con l’intento di studiare le numerose specie floreali ancora sconosciute presenti in quei luoghi selvaggi. Giunto in Africa rimane affascinato dalla natura incantata delle foreste e conosce i nativi, verso i quali inizialmente nutre un senso di superiorità, ma capisce presto che sono come lui, senza differenze. Assiste ai disgustosi comportamenti del Governatore della Colonia e dei suoi Vice nei confronti delle donne e degli uomini africani. Col tempo diventa un visionario, sogna un mondo senza schiavitù, sogna di poter istruire il popolo autoctono al fine di permettergli di progredire, ma nessuno lo sostiene.

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Un giorno, per caso, assiste all’imbarco di schiavi da parte di un ricco mercante nero; infuriato decide di intervenire, di fermare quella tratta di schiavi, già da tempo resa illegale per legge, ma che ancora continua. Nonostante un’iniziale apparente vittoria, in cui finalmente la giustizia, la libertà e l’uguaglianza sembrano avere il sopravvento, presto il giovane rimane il solo a combattere, per poi finire in condizioni peggiori degli stessi schiavi difesi.

 

Il regista ci mostra le sequenze finali del film già all’inizio, come prologo, non vuole quindi dare molta importanza alla narrazione, quanto piuttosto alla messa in scena. Gold Coast è un film sul Romanticismo, sull’epoca in cui si celebra la vitalità della natura: vediamo bellissimi paesaggi (gli stessi di Cobra Verde di Herzog), una natura da adorare che assume in certi momenti il ruolo di protagonista del film. Il protagonista è colpito soprattutto dalle leggi che regolano questa natura selvaggia, diverse dalle leggi conosciute in quel tempo: è attratto in particolar modo dalla figura della spirale, dalla ciclicità; essa torna più volte lungo la vicenda e fa parte dell’architettura stessa della narrazione, come a dirci che il mondo tornerà sempre ad essere com’era prima.

Guldkysten ci mostra al contempo la straordinaria bellezza della natura africana e l’orribile cattiveria dell’uomo, indegno di vivere in un Mondo così perfetto.

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