“Iona” di Scott Graham

Scott Graham. Conosciamo già questo nome, perché nel 2010 ha partecipato al Torino Film festival con Shell, film con il quale ha vinto il premio per il miglior film.

In questa edizione del Festival si presenta con Iona, un film che non si discosta molto dal primo, soprattutto in virtù del tema del conflitto famigliare, argomento che sembra stare molto a cuore al regista. Graham ha dichiarato che il suo obiettivo è quello di realizzare una trilogia di cui Iona è il secondo capitolo.

Il film è ambientato nella ventosa isola di Iona, da cui prende nome la protagonista. Iona (Rutt Negga) è una donna che ha un passato travagliato. Non sa cosa vuol dire “famiglia”, è stata abbandonata dalla madre quando era piccola ed è cresciuta nel paesaggio collinare dell’isola in una famiglia che l’ha accolta con sé (qualcuno anche con “troppo” calore). Non sa cosa sia l’amore, il rapporto con suo figlio è freddo, non esprime emozioni, o – se lo fa – lo fa in solitudine; non ha fede, sembra che l’abbia persa da secoli.

Iona fugge da qualcosa che si fa sempre più chiaro, tra colazioni fatte con latte e uova e corse da togliere il fiato. Si comprende ben presto che il fulcro drammatico della storia è nel figlio, che si fa carico di tutte le pene della madre. Il dramma è causato dall’angoscia e dalla solitudine e si esprime con dialoghi scarni e molti silenzi.

L’ambiente in cui si dipana la vicenda è costituito da interni claustrofobici ed esterni in un paesaggio immenso che diventa un vero e proprio coprotagonista. Gli attori sono stati molto efficaci e comunicativi, soprattutto Rutt Negga.

 

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