“Just Jim” di Craig Roberts

Craig Roberts è nato nel 1991 ed ha appena diretto il suo primo film, Just Jim, presentato nella sezione Festa Mobile del TFF33. Pare che per problemi di budget abbia deciso di affidare a sé stesso il ruolo del protagonista (ottima scelta, perché come diciassettenne triste funziona a meraviglia). Ma non finisce qui: Roberts ha anche scritto la sceneggiatura.

Queste poche righe sono sufficienti per far svenire qualsiasi studente di cinema, e c’è ancora molto di cui essere invidiosi.

roberts

La storia è uno scoppiettante coming of age intriso di uno humour nero che solo un inglese è in grado di concepire. Jim è un ragazzino senza amici e senza talento. La sua esistenza è così superflua che persino il suo cane scappa di casa. Vive in un piccolo paesino insieme a genitori incuranti e compagni di scuola bulletti, gioca al Nintendo (tutti i ragazzi degli anni ’90 sanno di cosa sto parlando), guarda da lontano la ragazza più bella della scuola e, in breve, si annoia. Fra un pomeriggio di attesa e l’altro, Jim si rintana in un cinema deserto a guardare sempre lo stesso film noir anni ’40.

A dare una svolta alla sua vita è il nuovo vicino di casa americano, Dean, interpretato dal bravissimo Emile Hirsch, ormai trentenne ma ancora perfetto nella parte dell’adolescente ribelle. Ovviamente fuma, ovviamente indossa magliette bianche: il suo personaggio alla James Dean è più riuscito e più fedele all’originale di quello protagonista del recentissimo Life di Anton Corbijn.

Jim inizia un apprendistato forzato sotto la guida del vicino per imparare ad essere più cool. Seguono scontri, pomiciate, pestaggi, corse campestri, pistole, capelli tinti di rosa. Craig Roberts domina lo schermo sfoggiando un’impareggiabile faccia alla Buster Keaton e, contemporaneamente, snocciola battute divertentissime dimostrando un’ironia affilata e mai banale. Se il personaggio di Dean si rapportasse solo con Jim potremmo affermare in tutta tranquillità che probabilmente esiste solo nella testolina annoiata e cinefila del protagonista. Ma questa soluzione sarebbe stata troppo sbrigativa: Dean viene caratterizzato come “reale” in modo esplicito, tant’è che nulla gli impedisce di fare spudoratamente delle avances con la madre di Jim, sotto gli occhi del marito di lei. L’ambiguità del personaggio resta tale, e siamo grati al regista per questa scelta.

Roberts è senza dubbio un ottimo sceneggiatore e attore. Dall’alto dei suoi mal dimostrati 24 anni è riuscito a realizzare un film che vanta anche una regia degna di nota. Studenti di cinema, siete stati avvertiti. Se la vostra invidia non si è ancora impossessata di voi, ammirate le scelte funzionali e curiose con cui il regista racconta la vicenda. La tonalità dei colori cambia nel corso del film passando dai toni sbiaditi della sonnolenta cittadina di campagna alle tinte molto forti che caratterizzano sia il mondo della fantasia, sia l’aumento di tensione prima dello scioglimento dei nodi narrativi. Roberts usa con disinvoltura lo zoom, croce e delizia di tanti film: qui funziona, e come funziona!

Uscirete dalla sala non sapendo cosa pensare: era vero o non era vero? Chi è Dean? E, soprattutto, come fa un ragazzo di 24 anni ad avere tutto questo talento? Se non del film, dopo aver visto Just Jim siamo certamente innamorati di Craig Roberts.

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