“La decima vittima” di Elio Petri

La decima vittima sarà una satira del mondo attuale, una trasposizione allegorica di aspirazioni di inquietudini dell’oggi dove verranno fustigati certi costumi, la ferocia dei rapporti individuali e collettivi, l’arrivismo sociale dei tempi moderni”   E’ con queste parole che Elio Petri presenta il suo film nel 1964.

La decima vittima, che viene proiettato nella retrospettiva “Cose che verranno”, è tratto dal racconto La settima vittima di Robert Sheckley, edito in Italia nell’antologia Le meraviglie del possibile. E’ sceneggiato tra gli altri da Ennio Flaiano e Tonino Guerra ed è magistralmente interpretato da Marcello Mastroianni e da Ursula Andress. Forse è uno dei pochi film italiani di fantascienza degni di nota: un insieme di commedia e dramma, azione e satira, di surrealismo e pop art. D’altra parte, sono evidenti anche le parentele con la tradizione della commedia italiana. 

La narrazione è fortemente surreale. Siamo in un ipotetico futuro in cui è stato creato il Ministero della Grande Caccia, un organo che controlla l’inseguimento e la lotta tra due antagonisti, un cacciatore e una vittima i quali fanno a gara a chi toglie per primo la vita all’altro. Ricompensa per  il cacciatore che uccide la propria decima vittima è una consistente somma di denaro e la vincita del titolo di decathlon. Una delle sequenze più surreali e avvincenti del film è quella della sfida tra Caroline (Ursula Andress) e Marcello.

Scelta perfetta degli sceneggiatori e del regista è quella di ambientare la sequenza finale a Roma, nel Tempio di Venere. Le rovine dell’antichità diventano il teatro di una vicenda ambientata in un futuro prossimo, per dimostrare che la violenza e il piacere provocato da essa appartengono a tutte le epoche. Questo è un forte spunto di riflessione che il film, con toni leggeri, cerca di sollevare, denunciando il sistema capitalistico nel quale viviamo. Gli uomini sono oggetti facilmente rimpiazzabili da altri, e uccidersi vicendevolmente è un atto legittimo e necessario per la convivenza pacifica. C’è un nemico predestinato, e deve necessariamente essere eliminato. 

Film più che mai attuale, allegoria di una realtà e di una società tipica dei nostri giorni. Emblematica la leggerezza con la quale Marcello ride della (finta) morte di Caroline: “Lei ha perso perché non ha bevuto una doppia razione di tè Ming!”.

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