“Ya tayr el tayer” (“The Idol”) di Hany Abu-Assad

Nel programma del TFF alle sinossi dei film sono ovviamente affiancate la durata, il regista e i luoghi di produzione. Quando mi sono soffermato su Ya tayr el tayer (The Idol), prima ancora di leggerne la breve trama, ho visto che Paesi produttori del film sono UK, Qatar, Olanda e Palestina. Quindi si tratta, pensai, di una produzione multinazionale e tra gli Stati coinvolti figura uno tra i luoghi più martoriati della Terra. L’aspettativa era quindi relativamente triste: guerra, sofferenza e soprusi. Continuando a leggere ho intuito che la storia poteva avere dei risvolti originali quando, accanto al nome del protagonista Mohammed Assaf, ho notato le parole “vittoria” e “Arab Idol”.

In effetti, la guerra palestino-israeliana è solo il sottofondo di questo film tratto da una storia vera, quella di Mohammed, nato a Gaza, attaccatissimo alla sorella Nour, sua primissima e maggior sostenitrice, il quale, insieme ad altri due amichetti, fonda una band musicale con l’obiettivo di diventare famoso e cambiare il mondo. I ragazzini non avrebbero speranze se non fosse per la voce angelica di Mohammed, che riesce a prendere lezioni di canto grazie alla loro esibizioni durante i matrimoni. Tutto sembra procedere per il meglio fino a quando Nour, a causa di una grave insufficienza renale, muore.

Dopo uno stacco temporale, vediamo Mohammed cresciuto, che guida il taxi per guadagnarsi da vivere in una Gaza distrutta dalle bombe. Ora, lui, la sua famiglia e i suoi amici sono dei rifugiati nel loro stesso Paese.
Tuttavia, le parole dette dalla sorella molti anni prima continuano a restargli in testa: “Diventeremo famosi e cambieremo il mondo” e di conseguenza Mohammed tenta l’impossibile. Per partecipare alle selezioni di Arab Idol fugge da Gaza per entrare in Egitto, consapevole dei pericoli che questo comporta e della possibilità di non poter più ritornare. Il finale è noto fin da subito; la sua vittoria regala, a chi lo guarda, la forza di dimenticare la guerra anche solo per un momento. Il ragazzo è diventato un simbolo di speranza.

La finale dello show, avvenuta nel 2013, è stata uno degli eventi televisivi più visti nella storia araba: 10 milioni di persone nell’intera regione. La storia di Mohammed e Nour ha di mutato l’orrore in bellezza e spero che il lungometraggio sarà presto distribuito in Italia e non solo.
Strano (o forse no?) che nel “nostro mondo” non si sia saputo niente di questa vicenda commovente ed edificante, diversa dalle solite immagini che l’uomo medio occidentale ha di Gaza e dei suoi abitanti.

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