“Bleed For This” di Ben Younger

Bleed for This presenta il suo protagonista in un modo insolito: avvolto dentro a strati di cellophane mentre pedala furiosamente su una cyclette, sudando come un rubinetto aperto. Poco dopo viene pesato davanti a una folla di cronisti: rientra nella categoria dei pesi leggeri per un soffio, e la sua partecipazione al grande match per il titolo mondiale viene confermata. Così inizia il nuovo film di Ben Younger – tornato al cinema a più di dieci anni di distanza dal suo ultimo lungometraggio Prime – un biopic su Vinny “The Pazmanian Devil” Pazienza, boxeur realmente esistito, magistralmente interpretato dalla star emergente Miles Teller (Whiplash, The Spectacular Now).

Il film segue il canonico tracciato dell’ascesa e caduta, ma Vinny Pazienza deve superare più di un fallimento prima di poter riconquistare il tanto agognato titolo di campione del mondo. Nel 1988, il pugile perde un cruciale incontro che lo fa finire in ospedale. Mentre il suo manager annuncia alle telecamere della HBO che farebbe bene a ritirarsi, Vinny va alla ricerca di un nuovo allenatore. Grazie alla guida di Kevin Rooney (interpretato da un irriconoscibile Aaron Eckhart, stempiato e grassoccio), già allenatore di Mike Tyson, Vinny riuscirà a riconquistare il titolo. Questa è la prima fase, l’ascesa, ma le fatiche dell’eroe sono appena cominciate. Quando rimane coinvolto in un terribile incidente d’auto, Vinny si ritrova nuovamente in ospedale, vivo per miracolo e con il collo fratturato. Nonostante il monito dei dottori, si sottopone a un doloroso e lunghissimo processo di guarigione per poter tornare sul ring a difendere il suo titolo.

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Martin Scorsese è il produttore esecutivo del film, anche se, soggetto a parte, Ben Younger non offre grandi omaggi a Toro Scatenato. Questo film ricorda più da vicino The Fighter di David O. Russel, sia per lo stile sia per la malsana attenzione con cui si descrive il cattivo gusto imperante negli ultimi anni ’80. Younger fa un uso magistrale dei momenti di silenzio, ma in più di una situazione, la musica si interrompe a sorpresa, facendo piombare gli spettatori in uno stato di angosciosa attesa. L’assenza di colonna sonora, comunque, è compensata dai suoni di sconforto che tutta la platea produce per due ore consecutive. Younger non ha paura di mostrare il dolore, e il pubblico non può che restare a guardare, impotente, mentre Vinny viene pestato a sangue, ricoverato, e poi costretto dentro a un halo, una sorta di corsetto degli orrori che immobilizza il collo del pugile per permetterne una naturale guarigione. Quando, nel più rispettoso silenzio, sentiamo solo il rumore delle viti che vengono infilate nel cranio del malcapitato per ancorare il tutore alla testa, non si può far altro che digrignare i denti e afferrare i braccioli della poltrona.

Dopo il successo di Whiplash, Miles Teller affronta questo ruolo con la stessa spaventosa intensità che aveva dimostrato nel capolavoro di Damien Chazelle, riuscendo nella non facile impresa di far affezionare il pubblico a un personaggio testardo, sregolato e incapace di fermarsi. L’elogio alla sconsiderata perseveranza di Vinny risulta, alla fine, vagamente apologetico. In fondo, questa è la storia di una ragazzo cocciuto che non ha saputo seguire i consigli dei dottori e dei suoi cari, e il regista vuole chiaramente elogiare la  sua tenacia, dimostrando come ogni ostacolo possa essere superato con la forza di volontà. Ma se dimentichiamo questo intento moralista, il film funziona perfettamente. Bilancia la costruzione psicologica dei personaggi con ottime scene di allenamenti e incontri, grazie ad un saggio uso del montaggio e della macchina a mano. Rispetto ai grandi classici sulla boxe, Bleed for This non è particolarmente innovativo, ma è un’ode alla bravura del suo protagonista.

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