“Go Home” di Jihane Chouaib

Il film di Jihane Chouaib, presentato nella sezione del TorinoFilmLab, si apre con l’arrivo in Libano di Nada che trascina affannosamente una valigia. La sequenza conduce immediatamente lo spettatore in quella che sarà la location protagonista del film, ovvero la casa dei nonni. La dimora è stata saccheggiata dei beni ma non del proprio passato, e grazie a Nada torna a risuonare di ricordi. La casa è la trasposizione della protagonista, o meglio della sua mente: gli affreschi sono rovinati, ma in alcuni punti sul muro Nada riesce a ritrovare un disegno che la ritrae insieme al fratello. La protagonista (interpretata dalla splendida Golshifteh Farahani) proverà a riportare in vita la casa, nello spasmodico tentativo di rimettere insieme i pezzi del suo passato e di quello del nonno. Da notare il lavoro della scenografa Zeina Demelero che riesce a dare con pochissimi elementi un fascino particolare al luogo. Nada, sola, in una città che le è ormai estranea, si barrica dentro la propria fortezza, che solo un ragazzino incuriosito riuscirà a espugnare; in lui la donna rivede la propria innocenza. Quando arriva il fratello Sam, Nada prova in tutti i modi a convincerlo a non vendere la casa. E un dialogo che Nada ha con una ragazza sua coetanea è centrale per trasmettere lo sconforto di chi ha subìto una guerra civile ed è stato costretto a lasciare la sua terra, diventando consapevole di non appartenere più a un solo luogo. off_gohome_03

Non è solo un legame di sangue, quello che unisce i due fratelli nonostante vivano in paesi diversi. E’ la promessa scritta da bambini e conservata in una scatola di latta sepolta in giardino: la promessa di non abbandonare mai il proprio amato Libano. Il film è scandito da un ripetuto flashback di Nada bambina che segue il nonno in giardino, e man mano che il film prosegue, la regista aggiunge dettagli e personaggi al ricordo, proprio come la memoria di Nada tenta di ricostruirsi. Inoltre i flashback sono sempre annunciati da un repentino cambio sonoro: il sottofondo è quasi sempre il rumore della guerra, il rumore delle bombe.

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