“Last Night” di Don McKellar

Nel 1998 escono due grandi film apocalittici, Armageddon e Deep Impact, ma lo stesso anno viene presentato a Cannes il primo lungometraggio di Don McKellar, Last Night, proiettato al TFF nella sezione Cose che verranno.

Il countdown della fine del mondo è iniziato e tutti si affannano per realizzare gli ultimi desideri o per fare un pranzo di Natale insieme ai parenti più cari. Patrick Wheeler (interpretato dallo stesso McKellar) desidera rimanere solo, in attesa che il mondo finisca. Tutto è pronto e il tempo fugge sempre più velocemente, quando nell’ultimo giorno di Patrick arriva Sandra (interpretata da Sandra Oh). L’amore non gli è mai stato così vicino e non lo lascerà fino all’ultimo secondo. Sandra e Patrick vagano alla disperata ricerca di un auto ignorando la verità: per loro il tempo non sta finendo ma è appena cominciato. Nessuno dei due è mai stato così vicino all’animo di un’altra persona. Sentono entrambi  lo strano bisogno di restare insieme, con le pistole cariche ma con lo sguardo l’uno negli occhi dell’altra.

“Questo film parla di una ipotetica fine del mondo, ma se dovessi girarlo nuovamente, lo rifarei con una prospettiva molto più pessimista”. Con queste parole McKellar, a Torino nei panni di membro della giuria del concorso, descrive oggi la sua opera.

Last Night fa parte di una serie che venne assegnata a vari cineasti in America e McKellar fu selezionato come candidato rappresentante del Canada.  Il tema assegnato nel 1998 era stato “la fine catastrofica del mondo” e egli cercò di affrontarlo attraverso i toni di una parodia agrodolce dei film apocalittici.

L’ironia molto aspra viene sottolineata dal cinismo delle scene in cui il regista, e la “sfacciataggine della macchina da presa”,  mettono in evidenza l’attrazione verso la violenza nascosta in ogni uomo.  Forte e ironico è il senso di spaesamento dei personaggi in mondo improvvisamente capovolto, come capovolte sono le auto per le strade. In un lussuoso appartamento un giovane Callum Keith Rennie (nei panni di Craig Zwiller) è occupato a soddisfare i suoi ultimi sogni erotici, pianificati secondo un calcolo di importanza che Craig ha trasposto su tutte le pareti della cucina.  Le due nonne di famiglia si ritrovano a guardare i filmati dei nipoti per concludere che “loro non sanno ancora cosa perdono , noi due sì”.

Rincorriamo il tempo come i veri corridori e teniamo il fiato sospeso fino alla fine che, quando giunge, non fa però più nessuna paura; al contrario è luminosa e carica di speranza. La fine catastrofica del mondo e la tentazione per il suicidio diventano un happy ending.

"Last Night" di Don McKellar, 1998
“Last Night” di Don McKellar, 1998

“Il film rappresenta le mie ansie giovanili, come il sesso e la strana sensazione spaesamento nella società sempre in mutamento”. Un film che paradossalmente ha raccontato di avvenimenti realmente accaduti dopo la sua realizzazione, come la scena in cui la madre  apprezza il completo indossato dal figlio. Come racconta il regista, la madre al suo ritorno da Cannes, vedendolo indossare un abito disse: “questo festival ti ha davvero cambiato!”.

22 Novembre, Cinema Massimo, Tff- Cose che verranno

 

 

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