“Los decentes” di Lukas Valenta Rinner

Quattro donne alle prese con un colloquio  per un lavoro da cameriera. Tra queste una in particolare catalizza l’attenzione: è più evasiva delle altre, ha un aspetto sciatto e trasandato e un viso che le dà più anni di quelli che dice di avere. Inizia così Los decentes, secondo lungometraggio di Lukas Valenta Rinner, dopo gli eclettici titoli di testa, che richiamano quelli di Godard nell’uso dei colori (il rosso e il blu) e che tramite la grafica, costituita anche da ideogrammi, indicano immediatamente la  coproduzione tra Austria, Argentina  e Corea del sud.

La sequenza successiva dà ragione di quanto sospettato all’inizio sull’identità della protagonista: Belèn (Iride Mockert) è ora in viaggio in pullman nella periferia di Buenos Aires. Nel mentre,  inquadrature descrittive molto lunghe e insistenti, danno modo di familiarizzare con l’ambiente tanto alla protagonista quanto allo spettatore, il quale assume fin da subito il ruolo di co-osservatore della nuova realtà in cui essa si ritrova.

 

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Giunta a destinazione infatti, le si aprono i cancelli di un luogo che non sembra semplicemente una ricco quartiere residenziale. Più ci si addentra per le sue strade e più si ha l’impressione che ci sia qualcosa di strano, o meglio ancora di straniante, pur non riuscendo a cogliere il motivo di questa sensazione.

Ma Belèn non ha il tempo di ambientarsi che subito scopre qualcosa che la attira a sé: una sorta di parco-jungla, ricco di fontane e vasche antiche, rifugio per nudisti che vivono seguendo istinto, natura e leggi tantriche e inneggiano a una libertà persa o forse mai avuta. Sarà l’inizio di un viaggio che porterà la donna a una rivoluzione fisica e spirituale il cui esito però sarà più che discutibile.

Elemento caratterizzante del  film è il senso di quiete che lo pervade, frutto dei movimenti di macchina molto lenti, della quasi totale assenza di dialoghi e della recitazione alienata della protagonista. Tutti questi fattori contribuiscono inoltre alla creazione di uno stato di suspense che regge la narrazione e il film nell’intento – come afferma lo stesso Rinner – di proporre una rappresentazione della tensione sociale che caratterizza l’Argentina contemporanea. Un paese diviso tra ricchezza e povertà , ma anche un luogo dove questa tensione prende i toni dello scontro ideologico e della protesta.

Così, anche se presto la quiete e la lentezza degenerano  in rarefazione, l’intento di sollecitare una riflessione sul ruolo del corpo nella gestione delle relazioni umane e sociali resta salvo. Ma la comprensione dell’opera può avvenire solo a patto di accettare di mettere in discussione l’identità di coloro che possono essere considerati “decenti”(i decentes del titolo). Ammesso che ve ne siano ancora.

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