“Marie et les naufragés” (“Marie and the Misfits”) di Sébastien Betbeder

Una commedia divertente dal retrogusto agrodolce che racconta la storia di un triangolo d’amore dai risvolti stravaganti alla Wes Anderson, ma con la comicità leggera della commedia francese. È questa la squisita ricetta che propone Sébastien Betbeder in Marie et les naufragés, un film deliziosamente anticonvenzionale, che parte dalla commedia per farne qualcosa di più complesso: si ride parecchio, questo è certo, ma la comicità delle singole situazioni porta sempre ad una riflessione sulla complessità della vita e dei rapporti umani.

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Pierre Rochefort e Vimala Pons in “Marie et les naufragés” di Sébastien Betbeder

La storia di base è quella classica di due uomini che si contendono la stessa donna, ma di tradizionale resta solo questo, perché il regista si diverte a stravolgere tutto, a partire dalle modalità del racconto: nessuna voce narrante, i personaggi si rivolgono direttamente allo spettatore e presentano il loro bizzarro passato in un riassunto comico e favolistico che ricorda inevitabilmente Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet.

Marie è infatti una versione meno eccentrica di Amélie Poulain, ma con gli stessi occhi curiosi che scrutano attenti il mondo che la circonda; è nata il primo giorno d’inverno, ha un pessimo rapporto con l’idea della morte e un forte ascendente sui due protagonisti maschili della vicenda. Siméon, un Peter Pan in balia della propria vita, padre dolce ma sbadato, vanta un passato di relazioni finite male e una tendenza ad innamorarsi troppo in fretta; e Antoine, respinto da Marie dopo una lunga storia d’amore, scrittore nel pieno di una crisi da pagina bianca, scopre l’interesse di Siméon per Marie e, spinto da una cieca gelosia, decide di ostacolare il loro amore. Inizia, quindi, un divertente inseguimento a catena, che si risolve sull’isola di Groix, da cui “si va via felici”. Sul finale, la vicenda si conclude con un bizzarro ballo coreografato che rappresenta, dice il regista, “un momento di unione tra i tre personaggi, quando il dialogo non poteva essere raggiunto”.

In questo film c’è spazio un po’ per tutto: parodie sfacciate di film noti (Paranormal Activity diventa il filmato di un sonnambulo) e di video musicali (con l’eccentrica figura di Cosmo); ironia su filosofie di vita dalla dubbia credibilità (a quanto pare si può soffrire di “elettrosensibilità”) e sulla tendenza a romanzare troppo la vita (come fa Antoine, che in questa storia cerca ostinatamente la trama perfetta per il suo romanzo).

L’avventura rocambolesca sceglie il naufragio come allegoria di una vita che è, in fin dei conti, una serie di peripezie comiche sempre in balia del caso e destinate a non avere fine. Tanto che il film si chiude con la domanda di Marie: “E adesso cosa succede?”

 

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