“Mercenaire” (“Mercenary”) di Sacha Wolff

La comunità delle isole Wallis in Nuova Caledonia piange il giovane Soane per la sua partenza verso un futuro apparentemente florido e promettente, sicuramente migliore delle prospettive che avrebbe avuto vivendo nella comunità Maori. La sua schiena porterà per sempre i solchi delle vergate che il padre, duro allevatore di maiali, gli ha inferto per la sua partenza.

Il viaggio di Soane, giovane promessa del rugby, si rivelerà il prezzo da pagare per la libertà che ha sempre cercato nel suo cuore; la Francia, paese apparentemente civile e moderno, non è che l’altra faccia di Wallis: se quest’ultima è una terra selvaggia e insidiosa, ma forte di tradizione, il nuovo paese, ricco di servizi e confort, non è affatto un luogo adatto al giovane e ingenuo protagonista.

Il film è denso di violenza, non solo quella fisica, legata al duro sport del rugby, ma soprattutto, psicologica. Ciò che può apparire un roseo futuro, non è nient’altro che sogno di fuga dalla realtà, inconscia espressione di ignoranza e inesperienza, in un mondo spietato che non permette errori. Una canottiera gialla, un libro sacro che nasconde una salvifica opzione al ritorno in patria e il rapporto con un parente sono i soli mezzi grazie ai quali Soane riesce a emergere dal mare di insidie che rischia di annegarlo.

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Caratterizzato da una regia ruvida e spigolosa, il film racconta con drammatico realismo la vita di un “mercenario”, disposto a vendere il proprio corpo per un avvenire incerto e un passato da lasciare alle spalle. L’utilizzo esclusivo di interpreti corpulenti provenienti dal mondo della palla ovale appare estremamente originale: omaccioni polinesiani oltre il quintale, massicci e olivastri, coperti dai loro caratteristici tatuaggi tribali, accrescono la drammaticità della vicenda.

La tribalità appare un valore irrinunciabile, per cui decidendo di tornare a Wallis invece che restare in Francia, Soane dimostra di volersi riappropriare delle proprie radici, ed esprime la sua scelta con una spaventosa haka, atavico incitamento guerriero alla vita.

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