“Nana” di Luciana Decker

Nana è una tata di nome Hilaria e da quaranta anni lavora nella casa di famiglia di Luciana Decker, regista del documentario. Dal 2012 al 2014 la telecamera segue la sua nana , con lo scopo di conoscere la vera Hilaria e il suo mondo.

In Bolivia la maggioranza delle tate, a impiego nelle case di famiglie benestanti, appartiene alla discendenza etnico-culturale degli indiani d’america e questo determina il “problema socio-antropologico che ne consegue”: queste le parole della regista Luciana Decker studentessa di Antropologia a La Paz. I bambini vengono allevati dalle rispettive nana e tra di loro si instaura “un rapporto di Amore reciproco non permesso”, esse diventano le loro madri e di conseguenza “l’unico e principale referente” della loro vita.

Attraverso le riprese delle abitudini e dell’abitazione di Hilaria lo spettatore conosce, insieme alla regista, la terra coltivata e semi costruita della periferia e con il lavoro manuale del raccolto delle carote si avvertono i sintomi della distanza sociale tra le due donne, Luciana e Hilaria.

Nana, di Luciana Decker, produzione Bolivia, Tff international.doc, 2016
“Nana” di Luciana Decker

La genesi del film risiede in un lavoro totalmente laboratoriale effettuato dalla regista  e un gruppo di colleghi dell’Università. Inizialmente il progetto prevedeva una durata di 40 minuti, ma la Decker ha proseguito con le riprese e attraverso un notevole uso dei dettagli ha raccontato la scoperta di una donna e del suo mondo. Lo spettatore si trova avvolto dall’affetto materno di Hilaria e desidera ascoltare la sua storia “lunga quanto le sue trecce di capelli bianchi”.

20 Novembre, Cinema Lux, Tff International.doc

 

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