“L’uomo dei cinque palloni” di Marco Ferreri – Serata di chiusura Sottodiciotto 2016

Il Festival Sottodiciotto si è concluso dopo un’ intensa settimana di programmazione, con la proiezione del film di Marco Ferreri L’uomo dei cinque palloni (1965).

Il film è stato presentato da Steve Della Casa e da tanti ospiti d’eccezione, come il presidente del Museo Nazionale del Cinema Paolo Damilano e il direttore della Film Commission Torino Piemonte Paolo Manera, concordi a dedicare la serata di chiusura a due personalità molto importanti per la città di Torino: Gianni Volpi e Gianni Rondolino.

A Gianni Volpi, ex presidente dell’Aiace, in particolare va il merito di aver favorito la diffusione della cultura del cortometraggio – partendo dal capoluogo piemontese – a tutto il Paese.

Gianni Rondolino, che fu professore universitario e caro amico di tanti presenti in sala, ha contribuito alla formazione della cultura cinematografica a Torino, da lui stessa definita la Hollywood sul Po. Sua fu l’idea di creare un Festival di cinema per i giovani – il Festival Cinema Giovani, poi Torino Film Festival che quest’anno è arrivato alla 34esima edizione. E’ con questo spirito che è stata ideata la programmazione del Sottodiciotto Film Festival & Campus, che quindi segue la via tracciata da Rondolino.

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L’uomo dei cinque palloni di Marco Ferreri  è stato scelto per la serata finale del Festival in quanto è stato recentemente restaurato, riportandolo alla versione originaria: la pellicola ha subito negli anni molte variazioni e tagli fatti prima dallo stesso produttore Carlo Ponti, poi anche dalla censura che lo vietò ai minori di 18 anni. Si tratta di  film-cardine della storia del cinema italiano, insolito e provocatorio, in quanto critica la società borghese degli anni del Boom economico, i suoi eccessi, i suoi vizi, la sua ignoranza e superficialità. Marcello Mastroianni in versione maschilista riesce ad interpretare perfettamente un personaggio che, in questa situazione sociale, si trova in una profonda crisi di identità.

Nel 1969 Ponti chiese al regista di aggiungere alcune sequenze – come quella inquietante della discoteca – nel tentativo di rilanciarlo con il titolo Break – up (che fa il verso a Blow up di Antonioni), ma anche in questa versione non ebbe molto successo.

 

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