“ARPÓN” di TOMÁS ESPINOZA

È uno scontro/incontro quello messo in scena in Arpón, dramma scritto e diretto dal regista venezuelano Tomás Espinoza, che partecipa al concorso di quest’anno con il suo primo lungometraggio. Al centro della vicenda un uomo e una ragazzina, antagonisti ma accomunati dal desiderio di ribellione.

Germán, uomo di mezz’età dallo sguardo corrucciato, è il preside di una scuola che controlla assiduamente gli zaini dei studenti per evitare che introducano oggetti pericolosi. Durante un controllo,  l’uomo si scontra con la decisa resistenza di Cata, ragazzina ribelle e incurante, con la quale diventa aggressivo pur di esercitare la propria autorità.

L’atteggiamento dell’uomo suscita l’indignazione dei ragazzi e dei genitori, ma presto si presenta l’opportunità di riscatto: Cata è vittima di un piccolo incidente e Germán deve temporaneamente prendersi cura di lei. I due smettono per un attimo di affrontarsi e iniziano a confrontarsi, mettendo in luce le premure di un adulto apprensivo che si sente responsabile e e una ragazzina che subisce il peso degli stereotipi.

Il film pone l’attenzione sui giovani e sulla loro necessità di adeguarsi ai canoni estetici dominanti: Cata nasconde nello zaino una siringa, non per drogarsi (come teme il preside), bensì per gonfiare le sue labbra e quelle delle compagne, ossessionate dal desiderio di piacere ed essere apprezzate, in una società dove il corpo è l’unico strumento di affermazione.

Un altro elemento importante è la presenza soffocante dei cellulari, testimoniata dalla scelta registica di far comparire in sovrimpressione gli sms, mezzo di comunicazione alienante che sottolinea la solitudine del protagonista; ma anche incontrastabile strumento di diffusione virale di contenuti scandalosi: gli studenti della scuola infatti non agiscono di fronte alle situazioni, si limitano a filmare con i loro smartphone senza rielaborare ciò che vedono.

Non è migliore il ritratto degli adulti, mostrati nelle loro debolezze, incapaci di interagire efficacemente con i ragazzi e di seguirli nella delicata fase adolescenziale. Germán afferma di volere difendere gli studenti dalle minacce esterne, ma vince in lui il desiderio di esercitare il potere, di andare oltre. Si presenta anch’egli come un adolescente ribelle e impulsivo, dimostrandosi sempre più simile alla sua controparte femminile.

La vicenda, breve ed essenziale, è mostrata attraverso una camera tremante che segue i personaggi da vicino, quasi spiandoli, indugiando spesso sugli sguardi. Molti, infatti, sono i primi piani dei volti degli attori, che esprimono ben più delle (poche) parole lo stato emotivo dei personaggi.

La fotografia, caratterizzata da colori fortemente desaturati immersi in una luce fredda, riesce a esprimere il disagio interiore dei protagonisti e la carenza di affetti. Non mancano immagini sfocate e il mondo rappresentato è dominato dal bianco e dall’azzurro, che trasmettono un gelido senso di vuoto e di smarrimento.

Se il piano visivo risulta efficace e incisivo, il film lascia lo spettatore perplesso sul versante narrativo, che pur nella sua semplicità non riesce a raccontare in maniera esaustiva e sufficientemente coinvolgente il rapporto tra i due protagonisti. Con questi, infatti, non si entra in empatia e la loro interazione risulta decisamente forzata.

Durante la conferenza stampa, Espinoza ha rivelato alcuni retroscena dell’opera, a partire dal titolo scelto: “arpón”, l’arpione, è un espediente narrativo, ma soprattutto il simbolo del potere esercitato da Germán, che come un pescatore individua nel mare della sua scuola un pesce ben preciso, Cata, e decide di adescarlo. Forse proprio perché rivede nella ragazza un riflesso di sé.

Interessante poi il racconto della lavoro di preparazione affrontato con l’esordiente e inesperta Nina Suárez, interprete della giovane Cata. Il regista ha spinto la ragazza a identificarsi con il suo personaggio senza partire dalla recitazione, ma facendola suonare e cantare: una curiosa genesi musicale dell’interpretazione.

Arpón  è un esordio tutto sommato interessante, che lascia supporre buoni risultati per il futuro del regista, già impegnato con un secondo lungometraggio e una serie televisiva.

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