“Chronicles of the Time of Troubles” di Vladymir Eysner

Chronicles of the Time of Troubles ritrae il periodo confuso e travagliato del passaggio dall’URSS alla Russia, dal 1989 al 1991. La perestrojka rappresenta un’epoca tragica e complessa, di profondi cambiamenti che sconvolgono la società. Il documentario del regista russo Vladymir Eysner, senza delineare i tragici avvenimenti che portano dalla caduta del muro di Berlino fino alla dissoluzione dell’URSS, indaga i processi sociali che rendono quest’epoca così difficile.

Il regista avvia il progetto già negli anni Novanta, quando compie le riprese per i tre film che costituiscono il documentario. Il materiale è stato girato tra Mosca e Irkutsk, una città nel cuore della Siberia: queste città infatti rappresentano un buono spaccato per comprendere la vita quotidiana di quella fase storica. Abbandonando ogni linea narrativa, il regista si concentra nella messa in scena di volti, di ritratti, che da soli riescono a raccontare e rievocare un’epoca. Il film si presenta così come un affresco collettivo e corale della società russa, che di fatto sembra non reagire ai cambiamenti politici in atto. Alle immagini dei personaggi, spiati nelle loro azioni quotidiane, si alternano visioni che osservano e indagano il paesaggio cittadino principalmente attraverso campi lunghi. Una colonna sonora costante, che fonde sonorità russe con musiche marcatamente occidentali, scandisce il ritmo, a tratti lento, del film.

Il film, nella sua tripartizione interna (1989, 1990, 1991), dedica anche molto spazio alle interviste dei due protagonisti, un usciere e un uomo appartenente a una classe sociale subalterna, rispettivamente nella prima e nell’ultima parte. Con i due protagonisti il regista ha inevitabilmente stretto un legame empatico, che si misura nella naturalezza davanti alla cinepresa.

Le visioni dei paesaggi e delle città, con il costante ritorno di immagini notturne, evocano nello spettatore un senso di profonda malinconia, la stessa che l’ultimo intervistato sintetizza così: “L’anima russa vive di ricordi e la Russia vive nel suo futuro”.

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