“FIRSTBORN” di AIK KARAPETIAN

Il regista lettone Aik Karapetian, dopo The Man with the Orange Jacket, ritorna nuovamente al TFF con un angosciante thriller psicologico capace di insinuarsi nelle più oscure profondità della mente.
Una notte, rientrando a casa dopo una festa, una coppia viene assalita da un motociclista. Dopo una breve colluttazione, Francis si ritrova a guardare –  senza avere la forza di reagire – sua moglie che viene molestata e derubata dall’aggressore. Nei giorni seguenti, sempre più ossessionato dall’accaduto, e sentendosi messo in crisi nel suo ruolo all’interno della coppia, Francis decide di andare alla ricerca del motociclista. Il protagonista si ritrova però coinvolto in una catena di eventi che non avrebbe mai voluto affrontare. Dovrà quindi combattere, in una spirale di angoscia, un’aspra lotta con le sue paure più profonde.

Karapetian racconta la storia di un uomo che perde progressivamente ogni certezza, che sente sgretolarsi sotto di lui l’identità costruita nel rapporto con la moglie ed entra in lotta con se stesso. La costruzione narrativa, poco lineare, è funzionale a questo: porta lo spettatore a sentirsi disorientato, a non capire più cosa sia realtà e cosa invece l’immaginazione del protagonista.

Dal punto di vista tecnico le scelte del regista paiono azzeccate. L’atmosfera plumbea e la fotografia, dai toni grigi e scuri, generano una sensazione di oppressione e soffocamento. La forte componente psicologica del film è amplificata dai frequenti primi piani e dai giochi di fuoco-fuorifuoco, che danno l’impressione allo spettatore di percepire il disagio interiore dei personaggi.

Il film procede in un’escalation di tensione: il rapporto della coppia pare ormai incrinato, Francis, sempre più tormentato dal passato, lotta sul confine tra conscio e inconscio e ha visioni di un’oscura creatura che lo osserva di cui non riesce a liberarsi.

Presentato nella sezione “After Hours” del festival, Firstborn si può considerare certamente un titolo interessante, da consigliare a chi voglia vedere un thriller ambientato nei freddi e cupi paesaggi del nord Europa. Benché nella seconda parte del film gli sviluppi della trama possano apparire un po’ confusi, è plausibile immaginare che fosse proprio questo l’intento del regista.

 

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