“TAEKSI WOONJUNSA – A TAXI DRIVER” di HOON JANG

17 Maggio 1980, il colpo di stato del generale Chun Doo-hwan distrugge le speranze di democrazia della popolazione sudcoreana. Il regime militare impone fin da subito la legge marziale e si nasconde dietro a un muro di censura e disinformazione. La popolazione della cittadina di Gwuangju, spinta dai moti studenteschi, scende in piazza, rivendicando a gran voce la libertà; il governo risponde però con la violenza, reprimendo i moti nel sangue, aprendo il fuoco sui civili, uccidendone a dozzine e ferendone centinaia. Il giornalista Jürgen Hintzpeter (Thomas Kretschmann) riesce a riprendere questi giorni di scontri con la sua macchina da presa e, aiutato dal tassista Kim Man-seob (Song Kang-ho), riesce ad attirare l’attenzione mondiale su quello che sta accadendo nella Corea del Sud.

Il regista Hoon Jang esplora questa pagina della cronaca del suo paese attraverso il filtro della commedia, concentrandosi su un protagonista goffo e impacciato. Il tassista, interpretato da Song Kang-ho, è un uomo qualunque, un perdente che si imbarca in un’avventura più grande di lui, spinto dalla necessità di pagare l’affitto;  è comunque un uomo buono, che non può rifiutarsi di intervenire nel momento del bisogno. Con lui c’è il reporter tedesco Jürgen Hintzpeter che decide di documentare i soprusi militari, diventando un faro di speranza per i civili che incontra. Sono evidenti diverse situazioni tipiche del buddy movie: la strana coppia, l’insofferenza iniziale che diventa un’amicizia finale, il salvataggio all’ultimo da parte del compagno. A sottolineare la diversità caratteriale tra i personaggi ci pensa anche la differente impostazione della recitazione dei due protagonisti, il serio e pacato Thomas Kretschmann è controbilanciato dall’irruento ed energico Song Kang-ho, vero motore del racconto, che riesce tanto a farci ridere con l’uso della mimica facciale e la sua recitazione sopra le righe, quanto a farci commuovere nei momenti più intensi del film.  Jürgen e Kim appaiono però, fin da subito, come due facce della stessa medaglia, entrambi spinti inizialmente da motivazioni meramente economiche (sarà lo stesso reporter rispondendo alla domanda “cosa ti ha fatto decidere di diventare giornalista?” ad ammetterlo), ma entrambi profondamente toccati dalle vicende di cui diventano testimoni, instaurando un profondo legame con i cittadini e gli studenti di Gwuangju.

Il regista sembra volerci dire che la storia non è fatta dai grandi generali, ma dagli uomini semplici e dai quotidiani gesti di coraggio e solidarietà. In questo senso va interpretata anche la decisione di non mostrare mai né i capi militari, né scene che pongano l’attenzione sulle decisioni politiche che portarono a queste situazioni.  Il film riesce a costruire un climax drammatico, passando repentinamente dai toni della commedia a quelli più intensi e dolorosi delle scene di rivolta; scene sottolineate da un uso della camera a mano, che restituisce un senso di caos e immediatezza, dandoci l’impressione di vedere attraverso la videocamera del reporter. La pellicola si chiude con un messaggio del vero Jürgen Hintzpeter, che rivolge direttamente agli spettatori un appello per rivedere l’amico tassista. Una chiusura che ricollega le vicende raccontate con i toni di una grande produzione ai veri fatti svoltisi in quel Maggio 1980.

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