“TESNOTA – CLOSENESS” di KANTEMIR BALAGOV

Al suo esordio con un lungometraggio, presentato al Torino Film Festival nella sezione Festa Mobile, Kantemir Balagov sceglie di raccontare una storia a tratti autobiografica, aperta e chiusa da cartelli con cui si presenta ed introduce il film: 1998, siamo nel paesino di Nalchik, nel nord del Caucaso, dove la vita tranquilla di una famiglia ebrea viene sconvolta quando il figlio David (Veniamin Kats) e la fidanzata Lea vengono rapiti. Il riscatto richiesto è molto alto, e il film si interroga su cosa una famiglia possa decidere di sacrificare per il bene di uno dei componenti.

L’ultima risorsa è un matrimonio combinato tra la figlia Ilana (eccellente debutto cinematografico di Darya Zhovner) e il figlio di una ricca famiglia ebrea: Ila, con la sua personalità ribelle, è il vero centro del film.

La seguiamo nei suoi incontri clandestini con il cabardo Zalim (Nazir Zhukov), nelle nottate tra alcool e droghe, nella visione con alcuni amici di videotape originali di torture e uccisioni compiute dai ceceni (scelta controversa che ha fatto parlare a Cannes). La macchina da presa si mantiene vicinissima al suo volto, a richiamare la “closeness” del titolo scelto per la distribuzione internazionale, mentre il formato 4:3 accentua la sensazione di soffocamento (il termine russo “tesnota” si può tradurre con strettezza/confinamento) provata da lei e dalla famiglia, che non sembra trovare un vero appoggio nemmeno nella piccola comunità ebraica del paese. Ila è molto vicina al padre, nella cui officina aggiusta macchine, ed è legata al fratello da un rapporto a tratti ambiguo che non viene approfondito dal regista mentre si scontra continuamente con la madre, percependo forse la preferenza per David e l’insofferenza per il suo look maschile ed il suo comportamento sregolato. E Se durante il film non sembra esserci speranza di un avvicinamento (“Non sono più nostri”, afferma la madre), l’abbraccio finale tra le due accende una luce e ribadisce quanto siano complicati ma fondamentali i rapporti familiari.

Prendendo ispirazione dai reali e frequenti rapimenti di ebrei nel Paese avvenuti negli anni ’90, Balagov, grazie anche al supporto del suo maestro Sokurov, firma un esordio importante muovendosi con disinvoltura tra il piano storico e quello privato.

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