“VA, TOTO!” DI PIERRE CRETON

Va, Toto! ovvero la storia di Madeleine e del suo cinghialetto domestico, ma anche di Vincent, del suo viaggio in India e del rapporto con le scimmie; e pure di Joseph che di notte, attaccato ad un respiratore, sogna senza interruzione e di giorno accudisce una ventina di gatti. Tutto questo raccontato da Pierre che, filmando, vuole studiare il rapporto tra uomo e animale.

L’idea del documentario, racconta il regista Pierre Creton, nasce dopo aver cominciato a filmare la vita di Madeleine e Toto. In corso d’opera, Pierre decide di aggiungere a questa altre storie di persone a lui vicine: vengono quindi scelti Vincent, che sarà anche co-sceneggiatore, e Joseph che il regista conosce per caso e di cui diventa in qualche modo l’amico più stretto.

Dalla Normandia all’India Va, Toto! si trasforma man mano un viaggio nell’interiorità dei personaggi, che hanno vissuto un’altra epoca e si raccontano attraverso le voci di alcuni attori che sostituiscono quelle vere dei personaggi.  Questo, per il regista, allo scopo di “mantenere una certa distanza tra ciascuno e la propria storia. Credo che ognuno abbia più voci, non soltanto una, ed è per mantenere questa impressione che ho scelto degli attori per il doppiaggio”. Afferma infatti Vincent: “è stato complicato scrivere e recitare la propria storia e credo che l’aggiunta del doppiaggio sia stata fondamentale per mantenere un certo pudore nei confronti delle persone raccontate”.

Al di là dell’apprezzabile sforzo compiuto dagli attori di raccontare la propria storia e svelarsi interamente davanti alla macchina da presa, il film, non avendo una sceneggiatura ben definita talvolta risulta un po’ caotico e alcuni passaggi restano un po’ oscuri persino al regista che ammette di non avere una visione ben chiara o un’interpretazione ben definita di alcune sequenze inserite nel film.

Si perde ad un certo punto anche la figura di Toto, vero rubacuori, che riesce a far sorridere e del quale si vorrebbe vedere di più.

Le altre due storie, non così incisive, lasciano comunque una buona impressione per il candore con cui sono raccontate: realtà leggere racchiuse in magnifici paesaggi selvaggi ed esotici.

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