“BULLI E PUPE” DI STEVE DELLA CASA E CHIARA RONCHINI

Se gli anni Sessanta, tema del documentario precedente di Steve Della Casa, Nessuno mi può giudicare (2016), sono entrati con maggiore forza nell’immaginario collettivo, gli anni Cinquanta si presentano ancora, ai più, come un periodo caotico, tutt’al più semplificabile in un schema dicotomico, tra Partito Comunista Italiano e Democrazia Cristiana, tra URSS e USA. La forza di Bulli e pupe consiste proprio nel cercare di abbattere questa divisione per provare a vedere oltre, concentrandosi sui veri protagonisti di questa stagione: i giovani.

L’unica riserva di chi scrive è sul titolo, il quale, sebbene sia ripreso da un film del 1955 di Mankiewicz con Marlon Brando (Guys and Dolls) uscito in Italia come Bulli e pupe, può ingannare e far pensare a un certo cinema italiano, quella commedia erotica che ebbe tanto successo negli anni Settanta. Ma il sottotitolo Storia sentimentale degli anni anni Cinquanta, soprattutto grazie al termine “sentimentale”, sembra essere il punto di accesso a questo film.

Con grande arguzia gli autori fanno iniziare gli anni Cinquanta nel 1945, mostrando in apertura immagini d’archivio, inquadrature aeree a colori dell’Abbazia di Cassino bombardata. Da questa prima scena nasce la narrazione di una generazione che, come è stato sottolineato dai registi stessi, si trova a dover fare i conti con il passato, con una società postbellica, volendo trovare una propria strada e un proprio ruolo. E l’attenzione si posa proprio sui giovani, piuttosto che sulle condizioni economiche, sociali o politiche; tant’è che il cartello “non si affitta ai meridionali” suscita la risata della platea, piuttosto che suggerire quel clima dovuto all’immigrazione interna

Se, sotto molteplici punti di vista, gli anni Cinquanta sembrano un decennio all’insegna dell’ambiguità tra retaggi antichi, quali il rispetto delle istituzioni – su tutte la Chiesa e la famiglia – e nuovi modelli di vita, anche l’universo giovanile non si presenta come un gruppo coeso, ma in forte e costante mutamento e influenzato da nuovi modelli di vita, spesso derivati dall’America. Di questa generazione vengono mostrati i sogni e i desideri che, nel decennio successivo, avranno modo di trasformarsi in realtà: non può quindi mancare il ritmo del boogie-woogie né quello del rock’n’roll, le vacanze estive e soprattutto il cinema che, nonostante l’inizio delle trasmissioni televisive sia del gennaio del 1954, riveste ancora, e fino alla fine degli anni Sessanta, un ruolo di primissimo piano nell’immaginario collettivo. Oltre a diverse interviste radiofoniche di ragazzi e ragazze che non sono altro che l’esemplificazione di quei sogni e di quei desideri, vengono anche inseriti alcuni brani di Calvino, Pasolini, Bianciardi e altri ancora, che riflettono sui processi in atto, spesso intuendone la portata potenzialmente esplosiva e gli sviluppi successivi.

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