“CATHARSYS OR THE AFINA TALES OF THE LOST WORLD” DI YASSINE MARCO MARROCCU

In un futuro non troppo lontano, dove una siccità che perdura da mesi sta sconvolgendo le vite degli uomini, Afina (Mohamed Zouaoui) viene scelto per partecipare ad un popolare show radiofonico. Qui ci racconta il viaggio di una vita straordinaria in una realtà prosciugata, dove l’amore è diventato superfluo, tutto è un caos e l’ordine è perduto. La mancanza d’acqua, fonte di vita, rappresenta l’assenza di linfa vitale nell’umanità, un nutrimento senza il quale l’uomo è destinato a perire.Catharsys, qui presentato al TFF nella sezione After Hours, è un film inclassificabile che non risponde ad una struttura narrativa classica. È qualcosa di inconsueto, un film  libero di andare verso ogni direzione e nessuna. Se narrativamente ha un andamento dinamico ma difficilmente decifrabile, dal punto di vista visivo è incredibilmente d’impatto, con tinte fantascientifiche e “punkeggianti”, una maniacale attenzione al dettaglio e unmanierismo che permea ogni inquadratura. Fotografia e suono rappresentano lo scheletro che sorregge l’ermetismo della narrazione e fanno del film un’esperienza sensoriale.

Il regista ci spiega: “abbiamo deciso di girare il film in tanti Paesi diversi (Italia, Marocco, Paesi Baschi, America fra i tanti) senza mai far percepire allo spettatore dove fossimo. Un campo in Friuli, un controcampo nei Paesi Baschi, perché l’uomo non appartiene ad un’unica realtà ma è cittadino del mondo.” Lo stesso progetto – che ha incontrato non poche difficoltà di produzione – nasce dalla collaborazione di più menti e realtà diverse che hanno saputo confluire in una cosa sola: Afina. Afina è un figlio del mondo che tra Marocco e America dimostra di non appartenere ad un’unica patria.

Forse l’interpretazione più immediata che si può dare di Catharsys è quella di una lunga metafora della vita, un viaggio esistenziale attraverso tutto il mondo e che giunto alla fine ci mette di fronte a uno speaker radiofonico, forse un Dio, a ripercorrerne ogni tappa. Afina è morto e ora a bordo di un taxi sgangherato – il traghetto di Caronte – va verso nuove speranze. È infatti un film speranzoso quello di Marroccu. L’acqua tornerà e abbatterà per sempre le barriere di pensiero.

Nel mondo di Afina c’è un vuoto siderale, lo stesso vuoto che – come sottolinea il regista – è presente nella società marocchina odierna, dovuto ad una classe intellettuale e artistica incapace di portare un nuovo verbo risolutore della crisi marocchina. Niente di nuovo viene prodotto o pensato. Per contro si sta tornando a pensare per estremismi. Se non sono gli artisti o gli intellettuali a proporre nuovi paradigmi di pensiero, chi dovrebbe farlo?  Quella di Marroccu è una protesta visiva contro le guerre ideologiche, contraffazioni della realtà e fallimento dell’uomo moderno, incapace di offrire un’alternativa diversa a certi radicalismi che saturano l’umanità.

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