“L’ULTIMA NOTTE” DI FRANCESCO BAROZZI

Nel 2012 un terribile caso di duplice omicidio alle porte di Modena sconvolse l’opinione pubblica e la mente di un giovane regista. Si tratta di Francesco Barozzi, che parte da questo inquietante spunto di cronaca nera per mettere in piedi il suo terzo lungometraggio, L’ultima notte, una produzione totalmente indipendente, un’impresa audace che non coglie nel segno.

Il film – in equilibrio precario tra horror e dramma familiare – ci scaglia nel mondo di Beatrice, donna in crisi di mezz’età che fa ritorno al nucleo d’origine per ricomporre situazioni irrisolte. Il doloroso tuffo nel passato si compie in una cascina della desolata campagna modenese dove il fratello e la sorella Emilia, evidentemente disturbati, conducono un’esistenza angosciante e fuori dal tempo.

La mancanza di budget si rileva palesemente in una messa in scena amatoriale ma al contempo resa dignitosa da una fotografia omogenea e marcata, che contribuisce non poco a delineare un ambiente inquietante e alienato. Barozzi però non si spinge mai al fondo dell’orrore, lo accenna timidamente privando così il film d’impatto ed efficacia. La tensione viene continuamente rimandata, dilatata, frammentata in un’interminabile sequenza di scene deboli e statiche, evitando l’apoteosi e lasciando al pubblico un finale tutt’altro che sorprendente. L’interpretazione dei tre attori, eccessivamente monocorde, non risolleva questo estenuante senso di immobilità che permea l’opera e nega ogni guizzo di coinvolgimento.

Tante e scomode le tematiche sfiorate da L’ultima notte: la cantina sprigiona ricordi offuscati dell’abuso su un minore  perpetrati da un mostruoso padre ormai scomparso e inevitabilmente diventa lo spazio dove si consumano atti incestuosi. La camera però indugia pavida sullo stipite della porta, velando situazioni non abbastanza indagate e manifeste per determinare una visione che trafigge lo spettatore. Siamo di fronte a un’occasione mancata, che però testimonia la volontà del giovane cinema italiano di farsi spazio al di là delle assodate logiche produttive. Diamogliene atto.

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