LUNGA VITA A ERMANNO OLMI

È iniziata nel primo pomeriggio di mercoledì 28 e si è conclusa in tarda serata la retrospettiva dedicata dal Torino Film Festival a Ermanno Olmi, un’occasione non solo per ricordare il regista scomparso lo scorso maggio, ma soprattutto per festeggiarlo, come ha tenuto a precisare la figlia Betta Olmi presente per l’occasione. Insieme a lei il fratello Fabio Olmi, Maurizio Zaccaro, Cecilia Valmarana, Mario Brenta, Giacomo Campiotti e Gianluca Della Cappa.  Un flusso continuo, come lo ha definito in apertura la direttrice Emanuela Martini, pensato come tentativo di dare una fisionomia di quello che è stato Olmi, grande regista ma anche grande uomo, anticipatore e poeta.

Un flusso intermezzato da momenti ripresi dall’ultima intervista ad Olmi di Federico Pontiggia, oltre che dagli interventi dei vari ospiti che hanno dialogato con Federico Pedroni sul lavoro del maestro ma anche su Ipotesi Cinema, la scuola di Bassano nata dall’idea di Olmi e Paolo Valmarana nel 1982 – e attiva ancora oggi – che fu un grande laboratorio che contribuì alla formazione non solo di registi ma anche di sceneggiatori, scrittori, produttori molto diversi tra loro, che non si adeguarono ad una maniera, che d’altronde non fu mai imposta. I lavori di alcuni di loro ne sono la prova e abbiamo potuto constatarlo guardando  Tre donne di Giacomo Campiotti, Robinson in laguna di Mario Brenta e In coda alla coda di Maurizio Zaccaro, anch’essi in programmazione. Tre lavori molto diversi tra loro e, soprattutto nel caso di Zaccaro, molto lontani anche dalla poetica olmiana. In coda alla coda (che era già stato ospitato dall’allora Festival internazionale Cinema Giovani nell’89, alla sua settima edizione, nella sezione Nuove proposte cinema indipendente) è infatti un film che racconta con toni surreali la particolare giornata di Guido (Alessandro Haber) alle prese con una separazione difficile. Una differenza possibile poiché, come ha dichiarato Mario Brenta, Olmi fu un  in grado  di essere una guida per quei giovani cineasti, una guida nella ricerca di se stessi e del mondo, promossa da  quell’onestà che permette di avere quello sguardo che si traduce in cinema.

Da sinistra: Fabio Olmi, Betta Olmi, Cecilia Valmarana ed Emanuela Martini

Riprendendo le parole della direttrice Martini, lo scopo di “Lunga vita a Ermanno Olmi”, sezione ospitata da  Festa Mobile, è stato quello di render conto dell’eclettismo di un artista ricordato solitamente come il regista del mondo contadino ma che invece è stato anche documentarista industriale e autore di programmi televisivi come Il denaro, di cui è stata proiettata la seconda parte, ma anche di piccoli capolavori intimi e intensi come La cotta del 1967, una versione liceale de Il posto, altrettanto meravigliosa; o ancora lavori anticipatori sia nella loro essenza ma anche nella loro  lavorazione. Come ricorda Gianluca Della Cappa di Edison, Olmi, da grande visionario qual era, è stato infatti uno dei primi registi ad adottare il protocollo Edison Green Movie per la sostenibilità del cinema.

La giornata si è conclusa con la proiezione de Il mestiere delle armi (2001), uno dei grandi capolavori di Olmi  che anche in questo film ha dimostrato ancora una volta (come se ce ne fosse bisogno) di essere un artigiano e un poeta del cinema, capace di fermare e manipolare il tempo. D’altronde, come egli stesso ha affermato nella sua chiacchierata con Pontiggia, ‹‹se non siamo in grado di sconfiggere l’orologio da polso con l’orologio dell’anima, allora portiamo a casa solo fuffa››.

 

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