“MANDY” DI PANOS COSMATOS

Eccesso.
Assenza.
Queste le due parole che mi hanno tormentata mentre cercavo di riordinare le mie impressioni su Mandy, un film atipico ma coerente con la (breve) filmografia del regista.

La visione di quest’opera è paragonabile a una lunga allucinazione rapsodica in cui la trama passa in secondo piano, caratterizzata da lacune,  a tratti priva di logica, con dialoghi banali, personaggi stereotipati, realizzati in modo superficiale e in alcuni momenti contraddittori.
Il rapimento di Mandy (Andrea Riseborough) da parte di una setta e la successiva vendetta di Red (Nicolas Cage), che rende la seconda metà del film un cruento revenge movie, sono un mero pretesto, funzionali unicamente alla realizzazione di un’opera basata sull’eccessivo uso di effetti visivi e sonori che risultano stranianti.

Molto di ciò che viene mostrato non trova spiegazione all’interno dell’opera, come la vera natura della protagonista che appare inumana mentre esce dall’acqua e cammina tra gli alberi, con espressione smarrita e pupille innaturalmente grandi e nere. Ma appare evidente che rendere coerente il racconto non è mai stato l’intento dell’opera, la quale procede tra incoerenze, situazioni inspiegabili e battute che sembrano provenire dalla serie televisiva adolescenziale Scream (“Hai rovinato la mia maglietta preferita!” urla Red mentre uccide con estrema facilità una delle creature che hanno contribuito al rapimento di Mandy e che fino a pochi minuti prima apparivano ben lontane dal poter essere uccise con un taglierino).

In questo contesto tutto avviene in maniera meccanica, soprattutto nella seconda parte del film, in cui Red semplicemente si reca dai membri della setta, senza sapere dove si trovino ma trovandoli senza nessuno sforzo e uccidendoli con una facilità inspiegabile.

Tuttavia, la difficile comprensione dovuta all’assenza di volontà di spiegare gran parte di ciò che viene mostrato e l’uso eccessivo di effetti speciali che possono risultare non piacevoli per alcuni spettatori, appaiono a mio parere giustificati da un visibile intento del regista di rendere immediatamente riconoscibile il suo stile e creare un pubblico fidelizzato che riconosca un fil rouge costante nelle sue opere.

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