“MARCHE OU CRÈVE” DI MARGAUX BONHOMME

“Cammina o muori”: così possiamo tradurre il titolo del film di Margaux Bonhomme, in concorso nella sezione principale alla 36^ edizione del Torino Film Festival. Un titolo che sintetizza una situazione di crisi costante. Marche ou crève ci immerge infatti con violenza e senza retorica alcuna nell’estenuante quotidianità di una famiglia segnata dalla presenza di una figlia disabile.

Gli altri componenti sono costretti a modulare la propria esistenza in relazione all’handicap di Manon (Jeanne Cohendy), non senza conseguenze: la madre Sylvia (Agathe Dronne), consumata da vent’anni di assistenza alla figlia, è decisa a trasferirla in un centro specializzato e, inascoltata, abbandona il tetto coniugale. Il padre François (Cedric Kahn), cieco di fronte a una situazione insostenibile e indifferente alla frustrazione che lo circonda, è deciso a tenere Manon con sé. Infine c’è l’altra figlia, Elisa (Diane Rouxel), profondamente legata alla sorella ma schiacciata dal peso delle responsabilità, desiderosa di vivere la propria vita senza pensieri. È lei la vera protagonista del film ed è lei che seguiamo passo passo dalla determinazione al crollo definitivo, evocato metaforicamente da una parete troppo ardua da scalare.

La camera, nervosa e girovaga, indaga da vicino con estremo realismo la vita familiare, indugiando sui volti per mostrare un disagio non detto, costruendo scene dalla forte potenza psicologica.

Diane Rouxel durante la conferenza stampa

Per compensare l’assenza della regista, impegnata con l’uscita del film in Francia, si è presentata al pubblico torinese l’incantevole Diane Rouxel, interprete di Elisa.  L’attrice ha raccontato ai giornalisti in conferenza e al pubblico in sala le particolari modalità di preparazione del film, le cui riprese sono state anticipate da mesi di lavoro con gli attori per modificare la sceneggiatura collettivamente e conoscere la realtà da rappresentare. La regista, infatti, attinge direttamente alla propria esperienza personale per costruire la storia del film, che si basa sul suo rapporto con la sorella affetta da handicap. Notevole l’interpretazione di Jeanne Cohendy, costruita con tempo e fatica, stando a stretto contatto con la sua controparte reale.

Margaux Bonhomme, normalmente nelle vesti di direttrice della fotografia e operatrice di camera, si butta nella regia regalandoci un’opera prima asciutta e d’impatto, che mette in scena questioni spinose senza lasciar trasparire opinioni e giudizi, lasciando allo spettatore il compito di trovare le proprie risposte di fronte al problema della disabilità. Di fronte alla scelta di camminare o morire.

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