“SEMBRAVANO APPLAUSI” DI MARIA TILLI

Non sorprende che la storia di Marcello Fonte sia diventata il soggetto per un documentario: nato a Melito di Porto Salvo in Reggio Calabria, vive i primi anni della sua vita in baracche di lamiera costruite dal padre in una zona abbandonata. Da qui si sposta a Roma, errando tra appartamenti e cantine, fino a giungere in quello che è il luogo in cui attualmente dorme, il Nuovo Cinema Palazzo, edificio abbandonato e reinventato centro sociale. In questa cornice coltiva la sua passione per la recitazione fino alla svolta, il casting per il ruolo da protagonista nel film Dogman, che lo trasporta in un mondo sconosciuto di fama, flash e applausi.

Matteo Garrone, Marcello Fonte e Maria Tilli presentano il documentario “Sembravano applausi”

Il documentario nasce proprio come backstage di questo film. Le riprese dietro le quinte ci mostrano non soltanto il protagonista, ma il mondo amichevole e familiare che si viene a creare intorno al set cinematografico: bambini che non sanno distinguere il sangue finto dalla realtà, anziane innamorate di Matteo Garrone, e ovviamente Marcello, che si diverte ma al contempo si lascia dirigere dal regista. Il rapporto tra Garrone e Fonte si alterna, a tratti sembra di vedere un maestro severo ma corretto che spiega come muoversi; in altri momenti sembrano due amici al bar, che condividono una grappa per sciogliere la tensione, il tutto nell’intento di ottenere la miglior interpretazione possibile da parte dell’attore.

Matteo Garrone, Marcello Fonte e Maria Tilli al cinema Massimo

Fonte non recita davanti alla macchina da presa, si mostra senza timore, con sincerità e con tutta la sua simpatia. Vediamo un uomo buono, che non si commisera per quello che non ha potuto avere nella vita, ma coglie le opportunità con il sorriso, sempre e comunque, perché “la povertà non è come la si vede in tv, si può essere poveri e felici”. Mano a mano che impariamo a conoscerlo, che ci avviciniamo a lui, ci affezioniamo sempre di più a questo omino gentile, fino a quello che potremmo definire il climax emozionale del film: la vittoria come miglior attore al festival di Cannes. A questo punto della storia lo spettatore sa talmente tanto di Fonte da condividerne la gioia mentre scorrono le commoventi immagini del festival.

L’ultima parte del film vede terminare la parabola dell’attore, il ritorno nella terra natale a trovare la madre tra le lamiere. La scelta di non fermare il documentario con la vittoria del premio ci mostra una cosa importantissima: Marcello non è cambiato. Il miglior attore protagonista del festival francese, il personaggio principale di Dogman, non si è lasciato abbagliare dalle luci della ribalta e dalla fama.

Marcello Fonte è un uomo che ha avuto una vita difficile, ma che si merita tutte le soddisfazioni che sta avendo. La sua è una favola reale che lascia lo spettatore con un senso di speranza ed ottimismo, perché certe volte alle persone buone succedono cose belle.

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