“Normal” di Adele Tulli

Una ricerca di dottorato che si trasforma in un viaggio e diventa un film. Un percorso durato più di tre anni e che ha attraversato tutta l’Italia  allo scopo di provare a fare una mappatura di quello che potrebbe essere definito, oggi in Italia, il sistema dei generi.  Normal di Adele Tulli è un susseguirsi di immagini che tentano di restituire quelle che sono le convenzioni sociali legate ai concetti di mascolinità,  femminilità e sessualità di un paese che si racconta attraverso  gesti, parole e rituali che sembrano ancora troppo “limitanti”.

Quantomeno per un pubblico come quello del Lovers, che assiste (con la regista in sala) alla prima italiana del film, precedentemente ospitato al 69esimo Festival di Berlino, e che apre la sezione documentari del festival torinese, giunto invece alla sua 34esima edizione. Come la stessa regista ha confermato, il riferimento ai  Comizi pasoliniani è quasi ridondante, anche se inevitabile, soprattutto se si mettono in relazione le reazioni che suscitano entrambe le opere nonostante gli  anni che le separano. Emozioni contrastanti smorzate da risate che nascono dall’ ironia con cui la regista ci mostra  le più disparate situazioni, forse soprattutto  dal bisogno di sdrammatizzare quello che, detto con le parole dei protagonisti,  sembra quasi surreale per questi tempi. Ma evidentemente non per tutti.

Normal è infatti un film che nella sua apparente leggerezza invita a riflettere sulla relativizzazione della normatività, proponendo attraverso le sequenze – talvolta quasi alienanti nel loro radicale realismo – prospettive diverse sulla concezione di genere. Un esercizio che la regista tiene a precisare essere incentrato non sull’ esperienza personale ma sulla socialità e sulla collettività, sul “senso comune dell’esperienza” che guida e influenza intrinsecamente modi di pensare e di vivere degli italiani di ogni età.

Corpo e parola, stasi e movimento, sono i binomi che reggono la struttura di questo documentario, permeato da un binarismo che diventa quasi scontato seppur non privo d’effetto e che senza dubbio conferisce ritmo al film.

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