“UN RUBIO” DI MARCO BERGER

La peculiarità di Un Rubio dell’argentino Marco Berger, in concorso nella selezione lungometraggi della 34ma edizione del Lovers Film Festival, è sicuramente quella di costruire e mantenere attiva la tensione magnetica e sessuale dei suoi due protagonisti, Gabriel (Gaston Re), un trentenne taciturno, e Juan (Alfonso Baron), una versione più rude, e a tratti sporca, di un Adone mitologico.

Alfonso Baron e Gaston Re, rispettivamente Juan e Gabriel

Un Rubio è un lungo e lento inno ai corpi maschili, alla loro presenza statuaria, alla loro capacità di riempire completamente l’immagine e a essere per essa autosufficienti, senza la necessità di inquadrare oggetti, luoghi e spazi: la macchina da presa si dedica completamente agli attori, ai loro gesti, cercando di indagarne le loro sfuggenti relazioni grazie a una fortissima suspense in cui i protagonisti si inseguono, si sfiorano all’interno di piccolo e decadente appartamento di Buenos Aires.

Entrambi sono legati a relazioni che impongono delle responsabilità nei confronti di due donne: Gabriel deve occuparsi soprattutto di sua figlia, mentre Juan si occupa della sua amante dal carattere indeciso, che scompare e ricompare nella sua vita senza mai dare preavviso, generando conflitti tra i due uomini, soffocati in silenzi mortificanti, mai urlati. Un contesto composto anche dalla presenza degli amici, schiavi però di un’ideologia fortemente machista in cui le donne son fin troppo libere e l’omosessualità è oggetto di sciocca derisione, tra una chiacchiera e l’altra sul divano.

Alfonso Baron e Gaston Re, rispettivamente Juan e Gabriel

Altri punti di forza del film sono la capacità di gestire l’equilibrio tra la staticità delle immagini – fortemente sottolineata dall’assenza di movimenti di macchina (se non qualche sporadica panoramica) – e la dinamicità dei sentimenti dei protagonisti che crescono man mano e superano le costrittive paure del contatto con un’elegante lentezza che trasforma l’intero contesto, povero e sciatto, in una poesia visiva dedicata a un’intima relazione amorosa contemporaneamente delicata e prepotente. Delicata nei profondi ma dolci occhi marroni e nel simpatico mutismo del biondo Gabriel, prepotente nell’atteggiamento di erotica sfida di Juan, grazie al suo corpo rude, villoso, istintivamente voluttuoso, muscolare e al suo volto, di carnagione olivastra, attraente per natura.

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