“Aquile Randagie” di Gianni Aureli

A pochi anni dalla presa del potere Mussolini impone tutte le organizzazioni e associazioni non fasciste di cessare le proprie attività e adattarsi alle linee imposte dal regime; fra quelle che devono cessare d’esistere viene incluso anche il movimento degli scout. Quando la notizia arriva a un gruppo di scout che opera nell’area della città di Milano, dopo un’iniziale rassegnazione, guidati dal carisma di Giulio Cesare Uccellini, detto Kelly, decidono di ribellarsi e continuare in segreto la loro routine improntata su solide regole, fondando il gruppo delle Aquile Randagie. Col passare degli anni e l’intensificarsi delle problematiche sociali, legate al secondo conflitto mondiale, spinti da alcune figure importanti per l’ambiente cattolico, fino al confronto diretto con il fondatore stesso del movimento scoutista (Robert Baden-Powell), capiscono che uno dei loro motti principali: «Per aiutare il prossimo in ogni circostanza.»; deve essere applicato su larga scala e, conseguentemente, unirsi alla Resistenza, affrontando tutte le difficoltà che questa scelta avrebbe comportato.

La storia, largamente nota all’interno dello scoutismo, è una di quelle tante storie della resistenza italiana al Fascismo che ogni tanto emergono proprio grazie alle . A metterla in scena è Gianni Aureli che, con la sua passione da scout ed un budget che ha limitato le potenzialità del film (soli cinquecentomila euro), nonché la sua diffusione nelle sale cinematografiche, riesce comunque a trasmettere il coraggio dei personaggi coinvolti nella storia, trovatisi dinanzi un mondo che li avrebbe severamente puniti per i precetti che volevano perseguire. Al suo esordio con il mondo del cinema, Gianni Aureli confeziona un film sincero, genuino, talvolta essenziale, ma che punta diritto al suo obiettivo: comunicare il grande messaggio che quelle Aquile Randagie seppero infondere a chi le conobbe direttamente e a chi ne conosce la storia. La ribellione verso una legge oppressiva, il desiderio di lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato, mettere il bene del prossimo e la tutela dei suoi diritti sopra ogni cosa; questi sono alcuni dei messaggi che trapelano dalla loro incredibile storia, fatta di uomini normali che decisero di perseguire un ideale di giustizia mettendo da parte persino l’istinto di una vendetta personale. La scelta della clandestinità e della ribellione, senza cadere mai in atti che sarebbero andati contro i valori dello scoutismo e della cristianità, elemento preponderante nel corso dell’intero film, è uno dei temi che oggi infervora il dibattito politico ed ha coinvolto varie persone nei fatti di cronaca recente. Ribellarsi alla legge significa rischiare la galera, essere esposto a una gogna popolare, che all’epoca poteva essere la piazza che inneggiava al fascismo e che oggi diventa mediatica; ribellarsi alle ingiustizie, mantenendo come faro quegli ideali comunitari fa di uomini normali uomini straordinari che, nella naturalezza con cui difendono il mondo dalle ingiustizie politiche, diventano simboli degni di quelle storie da raccontare, magari attorno a un fuoco, immersi nella natura.

Foto storica del gruppo “Aquile Randagie”

La natura è, infatti, l’elemento sommo di tutto il film. Le spettacolari riprese della Val Codera, luogo embrionale delle Aquile Randagie, diventa tutto ciò che è necessario per poter vivere bene e schermare l’arroganza dei totalitarismi. Un sentiero impervio e faticoso separa la valle dalle aree più popolate e trafficate dall’uomo, quel sentiero impervio che oggi tutti noi siamo costretti a inseguire, per proteggere ciò che è essenziale alla vita: la natura. Dalla natura, da una notte limpida, sotto il richiamo di un Aquila che, invisibile, domina la valle, nascono le Aquile Randagie: esecutori di una legge somma e alta, come le correnti che l’aquila sfrutta, e randagi, perché fuori dalla legge umana, girovaghi eppure partecipi di un mondo che stava declinando verso un abisso di inumanità.

Il film scorre veloce sui tanti avvenimenti che coinvolgono i protagonisti nel corso degli anni narrati e con soluzioni rapide, ma talvolta iconiche, tende a riassumere determinate condizioni, rischiando, tuttavia, di cadere in alcuni stereotipi e non fornire una profondità vera e propria agli eventi. Il basso budget ha evidentemente dato determinate lacune al film che, comunque, può vantarsi di alcune prove attoriali di ottimo livello, come quella dell’interprete del fondatore delle Aquile Randagie, Teo Guarini, Alessandro Intini nei panni di don Giovanni e Anna Malvaso, unica donna del gruppo, con il compito di incarnare tutte quelle donne che hanno collaborato con la Resistenza. Inoltre è da evidenziare la bellezza espressiva della colonna sonora firmata da Mirko Fabbreschi e Manfred Giampietro.

Aquile Randagie, opera prima di Gianni Aureli, è l’esatto esempio di film che, pur riportandoci in un’epoca storica lontana dal contemporaneo, sa creare interazioni con quest’ultimo e con i dibattiti che infiammano la politica odierna; fosse anche solo per questo, è un film che nella sua realizzazione genuina, trova la sua importanza storica e artistica.

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