CONFERENZA STAMPA DI APERTURA – 37° TORINO FILM FESTIVAL

Inquieto, medianico, premonitore. È il volto corvino di Barbara Steele – regina dell’horror italiano ed internazionale – a inaugurare la conferenza stampa del Torino Film Festival. Giunta alla sua 37°esima edizione, la kermesse cinematografica curata da Emanuela Martini si svela al pubblico, riconfermandosi evento di punta del panorama artistico torinese.

Più di 4000 candidature ricevute e 149 lungometraggi selezionati, di cui 45 anteprime mondiali e 64 italiane. Se questi numeri sanciscono la portata internazionale del Festival, è però il folto novero di autori emergenti a caratterizzarne lo spirito e l’identità. Sono infatti ben 44 le opere prime e seconde in gara quest’anno, ripartite nelle oramai canoniche sezioni competitive.

Torino 37, il cuore pulsante del Festival, ospita il meglio del nuovo cinema indipendente con un’accurata ed eterogenea selezione di 15 opere inedite. Si spazia dal film di ambientazione storica (Beanpole di Kantemir Balagov) al distopico politico (El Hoyo di Galder Gaztelu-Urrutia), scandagliando ora universi culturali lontani e distanti (Le Rêve de Noura di Hinde Boujemaa) ora i delicati congegni che regolano la vita di una coppia (Pink Wall di Tom Cullen). Unico italiano in gara Il Grande Passo di Antonio Padovan, interpretato dal duo Giuseppe Battiston e Stefano Fresi.

“El Hoyo”, di Galder Gaztelu-Urrutia (Spagna, 2019)

Ricchissima di stimoli e suggestioni anche Tff.doc, la sezione curata da Davide Oberto ed interamente dedicata al meglio del cinema documentario. Due le grandi linee tematiche di questa edizione: da una parte il desiderio, inteso come scintilla, pulsione, superamento esplosivo del sé e rivoluzione (fra tutti, Delphine et Carole, Insoumuses di Callisto Mc Nulty e Liberté di Albert Serra); dall’altra la bellezza del mondo, ovvero il bisogno – come direbbe David Goodhart – delle somewhere peoples di raccontare i propri territori ricucendo il contatto con un mondo sempre più liquido e sfuggente.

Sempre dense di proposte le sezioni Onde e Festa Mobile, le due anime opposte ma complementari del festival, l’una espressamente riservata al cinema di ricerca e sperimentazione, l’altra aperta alle produzioni più significative di tutto il 2019. Titoli di punta di quest’ultima sezione saranno Jojo Rabbit di Taika Waititi e Knives Out di Rian Johnson, rispettivamente film di apertura e di chiusura della rassegna.

“Delphine et Carole, Insoumuses”, di Callisto Mc Nulty (Francia, 2019)

Un festival dunque avido di presente e carico di futuro, giovane per vocazione sin dalla sua nascita nel 1982. Ed è proprio ai giovani che è rivolta “Si Può Fare!”, la composita retrospettiva dedicata alla riscoperta del cinema horror del periodo classico (1919-1969). Da Il gabinetto del dottor Caligari a La Mummia, da Rosemary’s Baby a Dracula il vampiro, da Mario Bava ad Alfred Hitchcock, la selezione propone agli spettatori – per usare le parole di Jean-Paul Török –  un autentico “viaggio nel territorio della meraviglia oscura”.

L’invito che quest’edizione ci porge è chiaro: varcare le soglie del cinema in punta di piedi, immergerci nel buio rituale della sala e lasciare che l’incanto della settima arte ci tenga prigionieri, almeno per un paio d’ore.

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