“SWARM SEASON” DI SARAH CHRISTMAN

Le Hawaii sono un meraviglioso, drammatico microcosmo: il turismo ogni anno genera introiti milionari sui quali si regge l’economia dell’isola ma nell’entroterra, lontano dalle spiagge e dai villaggi per vacanzieri, le popolazioni indigene affrontano le dipendenze da “riserva” mentre gli isolani combattono battaglie che hanno a che fare con la sopravvivenza di tutti noi.

È mattina, il sole è sorto da poco. Manu dorme e proprio non le va di alzarsi. Suo padre è  un nativo dell’isola e combatte sulle vette del Mauna Kea, l’enorme montagna sacra, dove si oppone alla costruzione di un grande telescopio. Sua madre e Manu invece si occupano di api: le osservano, le studiano, le spostano, le salvano, ne raccolgono e usano il miele, ne invidiano il profondo spirito solidale e provano a capire se in realtà siano loro, così apparentemente deboli ed esposte ai cambiamenti climatici, le vere sopravvissute.

Nel frattempo un gruppo di studiosi della NASA provano a simulare la vita lontano dalla Terra, con un programma che li isola dal resto della civiltà per sei mesi, in un luogo che ricostruisce condizioni di vita simili a quelle di Marte.

Sarah Christman firma il suo primo lungometraggio, presentato nella sezione Internazionale.doc: un’opera attualissima e lirica, un documentario che evoca la sopravvivenza della specie come istinto fondamentale e ancestrale, risolvendolo nell’atto della migrazione. E l’isola delle Hawaii è sicuramente la location privilegiata per affrontare questi temi: l’occhio di Christman scompare tra vite dei suoi protagonisti, che osserva nascondendosi, spiando le api e la loro maniacale laboriosità: scruta la naturalezza geometrica dei loro favi, sale in alto, quasi vola oltre le vette innevate del sacro Mauna Kea per poi affondare nelle viscere del Pacifico, lì dove un tempo, nel brodo primordiale – riproposto meravigliosamente dalla lava che al contatto con l’oceano, evapora, affonda, si espande e si pietrifica – la vita accadeva.

Il viaggio di Sarah diventa effettivamente il viaggio della vita, capace di raccontare come questa si adatti, e come cerchi sempre nuove strade per continuare la propria storia, la nostra storia; la regista adotta uno stile profondo e discreto, umile e rispettoso verso un paese così ricco di contraddizioni. E traccia un parallelo interessante: quando le api sciamano, la colonia si riproduce come una cellula, dividendosi in due. La metà dell’alveare vola alla ricerca di una nuova casa, mentre l’altra metà rimane indietro. C’è un futuro per l’umanità sulla Terra o c’è bisogno di mettere in gioco la nostra sopravvivenza provando a migrare su un altro pianeta?

Roberto Guida

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