“DELPHINE ET CAROLE, INSOUMUSES” DI CALLISTO McNULTY

Be Pretty and Shut Up! è il titolo del documentario che Delphine Seyrig – insieme a Carole Roussopoulus – ha realizzato alla fine degli anni settanta. Entrambe credevano fermamente che fosse indispensabile dare voce alle donne, in particolare a quelle che nell’immaginario comune vivevano soltanto veicolate dalle imposizioni di uomini: le attrici. 

Lo sapeva bene Delphine, musa di Truffaut, Resnais e Monicelli, che incontra Carole durante i fermenti femministi parigini e scopre un mondo rivoluzionario in cui i problemi delle donne, fino ad allora considerati non meritevoli di attenzione se non direttamente triviali, si trasformano in cause nobili per cui è imprescindibile lottare. Carole, al contrario, non aveva mai avuto ambizioni cinematografiche ma si scopre cineasta a fine anni ’60, intuendo il potenziale comunicativo della videocamera portatile Sony Portapak. Il video diventa così il medium perfetto per trasmettere il messaggio femminista – antitesi esemplare delle immagini televisive e cinematografiche colonizzate dagli uomini.

Callisto McNuilty è la nipote di Carole. Quando la pioneristica cineasta muore, Callisto decide di prendere in mano il progetto incompiuto della nonna: un film sull’amica Delphine, capace di esaltarne l’attivismo femminista, spesso messo in ombra dall’iconografia da Star.  Presto però, esplorando lo sconfinato archivio a sua disposizione, la regista si rende conto di quanto sarebbe stato impossibile e inesatto tentare di realizzare un ritratto dell’attrice vista dagli occhi di Carole. Questa considerazione innesca quindi un processo creativo che la porta a dare vita non solo a una duplice fotografia delle due amiche, ma anche a un illuminante collage di storie di cinema e storie di donne. 

La scelta di utilizzare come collante la voce di Carole, estrapolata da vecchie interviste, è un omaggio che McNulty fa alla nonna, affidandole però anche il necessario compito di ricordarci l’esistenza di una bomba, innescata da muse ribelli ormai più di quarant’anni fa e che, nonostante piccole scintille fatte di slogan e hashtag, non è ancora riuscita a esplodere completamente. 

Laura k. Barbella

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