“POR EL DINERO” DI ALEJO MOGUILLANSKY

In una Buenos Aires fagocitata dal libero mercato, una scalcagnata compagnia teatrale di quattro attori cerca di sopravvivere al progressivo annientamento delle produzioni indipendenti. Ognuno di loro vive di altro, e insieme combattono per difendere il sogno di un’arte radicale, libera, finalmente svincolata dai capricci del capitale. Madame Acuña (Luciana Acuña) ad esempio insegna coreografia all’università, suo marito (Alejo Moguillansky) gira spot commerciali su commissione, il vecchio Obelix (Gabriel Chwojnik) invece svende colonne sonore alle agenzie pubblicitarie e monsieur Perpoint (Matthieu Perpoint), il francese appena arrivato in Sudamerica con l’aspirazione della danza, si trova suo malgrado a dover impartire noiose lezioni di lingua.

Anche il loro spettacolo è un’altrettanto radicale invettiva contro la mortificazione dell’arte, ma nonostante le buone reazioni della critica le finanze non accennano a migliorare. La compagnia è disposta ad accettare di tutto, anche un’improbabile trasferta nella lontana Cali, in Colombia. L’occasione è un festival internazionale di teatro, nonché un premio in denaro che un grosso gruppo bancario ha deciso di assegnare alla migliore esibizione. Per sovvenzionare il viaggio, i quattro si rivolgono ad un’emittente televisiva, che in cambio di un cachet commissiona loro la realizzazione di un documentario. Il tema è libero, o meglio ininfluente: l’importante infatti è tornare in patria con un film che possa poi essere inserito nel palinsesto.

Presentato nella sezione After Hours del 37° Torino Film Festival, Por El Dinero è il nuovo film del collettivo argentino El Pampero Cine, che ereditando la vocazione rivoluzionaria del precedente La Flor (Mariano Llinàs, 2018) esplora nelle forme ibride di una piccola (e comica) tragedia in tre atti le difformità e i paradossi dell’arte di epoca tardo capitalistica.

Spiantati, squattrinati e girovaghi, i nostri protagonisti tanto assomigliano alle compagnie itineranti del XVI secolo, quelle che migrando di città in città, di signore in signore, barattavano volentieri la loro cialtroneria per un tozzo di pane o poco più. Precari ugualmente e buffoni, i quattro attori argentini si trascinano infatti per le vie di Cali titubanti, disillusi, inariditi. Hanno fra le mani una macchina da presa con la quale però non sanno cosa riprendere, e mentre catturano un fluviale flusso di immagini devono anche recitare, devono fingere ed esser sinceri allo stesso tempo, soggetto ed oggetto in un’unica persona.

Non più finestra aperta sul mondo, avendo fuso la realtà nella rappresentazione, l’arte postmoderna condanna dunque l’artista ad un’obsolescenza continua, ad uno stato di perenne alienazione dove ogni forma di resistenza – finanche la più coraggiosa – risulta irrimediabilmente compromessa. Così, anche quando la compagnia decide finalmente di infischiarsene della competizione, anche quando Obelix ruba il premio e tutti fuggono su un’isola deserta, l’idillio di un’esistenza libera e selvaggia non può che rivelarsi un’ingenua sciocca fantasia.

Ennesimo capolavoro del collettivo argentino, Por El Dinero colpisce i nervi scoperti della contemporaneità con una sincerità terribile e disarmante. E se l’epilogo del film tradisce una certa  sfiducia nel cambiamento, l’esistenza di gruppi come El Pampero Cine, invece, non può che ispirare speranza, vitalità e un rinato desiderio di fare buon cinema.

Marco De Bartolomeo

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