“1917” DI SAM MENDES

Nel pieno della Prima Guerra Mondiale, due giovani caporali britannici, Schofield (George MacKay) e Blake (Dean-Charles Chapman) devono compiere una missione disperata. L’ordine è di attraversare le linee nemiche e consegnare un messaggio che impedirà a 1600 uomini, tra cui il fratello di Blake, di finire in una trappola mortale. Per portare a termine la missione i due soldati dovranno percorrere la terra di nessuno, oltrepassare le linee tedesche, attraversare trincee e città distrutte, in una terribile corsa contro il tempo che si trasformerà in un’odissea piena di pericoli e insidie.

La trama è semplice e funge da mero pretesto narrativo per mostrare l’impressionante abilità tecnica del regista, Sam Mendes, e del direttore della fotografia Roger Deakins, che hanno pianificato ogni singolo dettaglio in quella che sembra una vera e propria coreografia. Le due ore di film, infatti, si snodano in un unico piano sequenza (con una sola, giustificata eccezione) che rende la visione un’esperienza immersiva durante la quale lo spettatore si trova costretto a condividere le disperate imprese dei due soldati, senza possibilità di scampo, diventando il loro terzo compagno. Il tempo del racconto, dunque, coincide con quello della fruizione del film e trasforma la guerra in un incubo senza pause, durante il quale allo spettatore non è mai concesso di riprendere fiato.

La macchina da presa non abbandona mai i protagonisti, li segue ostinatamente, gli ruota intorno in maniera soffocante, cammina al loro fianco, senza posa, con movimenti fluidi che ben esprimono l’urgenza della missione e la necessità di continuare ad avanzare nella loro corsa contro il tempo.

Un movimento, quello dei personaggi e della camera, che contrasta efficacemente con l’immobilità di una guerra di posizione, fatta di inerti soldati che vengono mostrati seduti o addormentati nelle trincee, in un’attesa infinita.

In un anno risolutivo per la Prima Guerra Mondiale Mendes decide di mostrare le vicende di due ragazzi qualunque. Se si eccettua la già celebre corsa finale del protagonista tra i soldati dei due schieramenti che si fronteggiano, non vengono mai mostrate grandi battaglie, i paesaggi sono quasi disabitati, il nemico è invisibile e sembra potersi nascondere ovunque; gli episodi più violenti avvengono fuori campo oppure nell’ombra, come a voler eliminare ogni traccia di eroismo da una guerra che ha mietuto troppe vittime inutili.

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