“HAMMAMET” DI GIANNI AMELIO

Alla fine del secolo scorso, su una assolata spiaggia della Tunisia c’è un uomo che guarda verso l’orizzonte. Quella spiaggia non ha nulla di particolarmente invitante, anzi è piuttosto sporca. Eppure solo da lì, quando non c’è foschia, si vede l’Italia.

Quell’uomo si chiama Benedetto Craxi, ha ampiamente superato i 60 anni, è malato di diabete e ha una gamba quasi in cancrena. E’ irascibile, impreca, passa le sue giornate adagiato su una sdraio nella sua residenza presieduta dai militari. Ma non è sempre stato così: un tempo Benedetto, noto come Bettino, era capo del governo di una delle nazioni più potenti del mondo, segretario di uno dei partiti socialisti più influenti dell’Occidente, amato e applaudito da tutti.

E ora è costretto a un buen retiro forzato, in compagnia della moglie, che passa le giornate davanti alla televisione, della premurosa figlia Anita e dal nipotino, prontamente instradato dal nonno al mito di Garibaldi. Zoppicante, curvo, Benedetto è in ardente attesa di qualcosa che lo salvi dal diventare un vecchio pensionato.

E quel qualcosa, prontamente, si manifesta: una persona fa irruzione nella residenza, un ragazzo. Si tratta di Fausto, figlio di uno dei vecchi collaboratori di Benedetto, Vincenzo Balzamo. L’arrivo del giovane è un vero e proprio toccasana per Benedetto, un’occasione per ripercorrere i viali della memoria, ricordare i vecchi amici, e persino per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Fatto ciò, finalmente può morire.

Già Paolo Sorrentino ci aveva mostrato, in Loro, un leader in attesa; ma se nel biopic dedicato a Silvio Berlusconi l’attesa era paragonabile a un candelotto di dinamite in attesa di esplodere, Gianni Amelio ci mostra un Craxi in attesa non di un balzo verso Palazzo Chigi, ma di un’occasione di saldare i propri conti, nel bene e nel male, prima del definitivo addio alla vita.

E per raccontarci questo epilogo, Amelio si serve di un grande Pierfrancesco Favino, irriconoscibile sotto gli effetti prostetici curati da Andrea Leanza. Da segnalare sono anche le interpretazioni di Livia Rossi, che interpreta la premurosa ma combattiva figlia Anita, di Renato Carpentieri, che interpreta un non meglio identificato avversario politico/amico del leader, e del compianto Omero Antonutti nel ruolo di suo padre.

Tutti costoro si stringeranno intorno a Craxi prima della fine, in un modo o nell’altro, uniti nella consapevolezza, Craxi incluso, della necessità della sua morte.

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