“FAVOLACCE” DI FABIO E DAMIANO D’INNOCENZO

Favolacce è stato definito una favola nera, ma ciò che si realizza compiutamente in questo film è un mosaico in cui realtà e finzione si sovrappongono l’una all’altra, diventando un mondo a sé. I fratelli D’Innocenzo lo hanno scritto molti anni fa, ma il film risulta estremamente attuale mostrando, in modo del tutto inaspettato, come la crisi contemporanea abbia radici lontane e oscure. 

Il film tratteggia la vita di una piccola comunità di una periferia che potrebbe essere situata in ogni paese del mondo, se non fosse che i protagonisti parlano tutti un romanesco stretto e biascicato. Gli unici che parlano senza una forte cadenza sono i bambini, che trascorrono il tempo tra la scuola e i molli passatempi estivi come la piscina e i gavettoni, senza mai liberarsi di uno sguardo malinconico e dimesso. La loro vitalità infantile è appiattita dal comportamento greve e decadente dei genitori, incattiviti nelle proprie case, nelle proprie abitudini e aspettative. 

E’ difficile raccontare la trama di Favolacce, composto di piccoli episodi in cui i personaggi entrano ed escono, ora come protagonisti e ora come comparse, faticando a trovare il loro posto sebbene l’inquadratura sia quasi sempre un ampio grandangolo. La luce totalizzante dell’estate non basta ad annullare le ombre che si profilano e si allungano a partire da ogni casa e da ogni abitante della città.

Il nucleo centrale del film dei D’Innocenzo è la difficoltà dei bambini nel trovare dei modelli di riferimento nei propri genitori, che incarnano una più ampia crisi dei valori generata dalla disillusione, l’individualismo, l’ingordigia e l’impossibilità di progettare un futuro. Questa grande famiglia di quartiere pecca di ogni vizio, dall’invidia all’ira, e trova modo di scaricare il proprio senso di colpa sui più piccoli, costretti così a cercare una guida che possa sostituirsi ai propri incapaci genitori. Sui figli cade la responsabilità di offrire una risposta per il futuro della loro comunità, e questa giunge definitiva. 

Un film come questo non poteva che arrivare da due degli autori più giovani e promettenti del nostro cinema, che già nel precedente La terra dell’abbastanza (2018) si erano confrontati con il rapporto genitori e figli, in un contesto drasticamente più realistico e altrettanto significativo. Nel caso di Favolacce, l’originalità della sceneggiatura, l’audacia nel presentare una storia così sintetica e al tempo stesso d’impatto, come nella migliore tradizione del mito, unita al gusto per le inquadrature nitide, pulite, artificiali e incantevoli, donano al film un sapore unico. Contribuisce anche la scelta delle musiche, da Sara di Paolo Meneguzzi alla Passacaglia della vita, passando per brani d’avanguardia che rimandano al conflitto con la natura e ricordano le note stridenti usate nei film di Von Trier. E’ errato cercare di individuare citazioni ed  espliciti riferimenti ad altri autori: potrebbe venirci in mente l’opera di Yorgos Lanthimos, ma è più corretto pensare che i D’Innocenzo stiano combattendo nelle stesso ring su cui si confrontano i più grandi autori contemporanei, con i quali è inevitabile trovare numerosi punti di contatto.

I fratelli D’Innocenzo si confermano autori fondamentali nel nostro panorama grazie a un film privo di speranza e che fugge da ogni approccio didascalico e da possibili etichette che tentino di definirlo. Non è solo una favola, non è solo realtà, ma una forza dirompente a cui dobbiamo lasciare strada libera per espandersi.

Arianna Vietina

Il film è disponibile su: Youtube, Chili, Google Play, Infinity, Tim Vision, Sky Primafila Premiere, Rakuten TV, CG Digital, Mio Cinema (7,99€)

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