“CASA DE ANTIGUIDADES” DI JOÃO PAULO MIRANDA MARIA

Ancora prima delle immagini, è una luce bianca a suggerire le coordinate per la visione del film. Una luce che invade lo schermo e appare come un eccentrico sostituto del nero, su cui i titoli di testa scorrono al contrario, dall’alto verso il basso, suggerendo un percorso a ritroso. È proprio questo moto inverso lo spirito che muove Casa de antiguidades, del registra brasiliano João Paulo Miranda Maria, un’opera prima che guarda al passato per parlare del presente.

Al centro del film c’è Cristovam (Antonio Pitanga), un uomo di colore che dal nord del paese si trasferisce in una ex colonia austriaca del sud per lavorare in una fabbrica che produce latte. Costretto fin da subito a confrontarsi con una comunità xenofoba e conservatrice, il protagonista cerca rifugio in una casa abbandonata in cui trova alcuni cimeli legati al proprio passato.

La scelta di far interpretare il ruolo di Cristovam all’attore ottantunenne Antonio Pitanga, volto iconico del Cinema Novo brasiliano, risiede nella volontà del regista di instaurare un legame col passato sia cinematografico che storico del paese. Messo in scena di spalle o con indosso un’impersonale tuta-scafandro, il protagonista appare più come una figura nascosta che rivelata. Nell’unica scena in cui tenta di raccontare qualcosa del proprio passato, la macchina da presa lo taglia fuori dall’inquadratura, come a voler rimandare a quel meccanismo di repulsione messo in atto dalla comunità stessa. Un meccanismo che si trova alla base della storia del paese e di quella netta separazione tra il sud ricco, popolato da persone di origine europea, e il nord povero, abitato dai discendenti degli africani, giunti in America Latina con la tratta degli schiavi.

Il rapporto con il passato e la tradizione è riportato oltre che dal tessuto narrativo anche dalla dimensione visiva. La regia utilizza poche ma precise inquadrature (talvolta una scena si risolve nella sua interezza in un unico piano) per mettere in risalto il contrasto tra il mondo rurale e quello contemporaneo. Lo stesso che si trova alla base di Bacurau (Kleber Mendoça Filho, Juliano Dornelles, 2019), un film che come Casa de antiguidades descrive la contaminazione culturale che il Brasile ha dovuto subire a causa del colonialismo.

La casa in cui si rifugia Cristovam, la stessa che dà il nome al film, è un luogo di incontro tra il personaggio e le sue origini. Il film propone un dialogo diretto con il passato per parlare delle tensioni sociali del Brasile di oggi, recuperando le radici nell’immaginario folkloristico e appropriandosi di un fitto apparato di simboli che rimanda alla figura rivoluzionaria del boiadeiro (il cowboy brasiliano) in cui si incarna il protagonista, nell’auspicio di un radicale mutamento culturale.

Fabio Bertolotto

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