“CLEANERS” DI GLENN BARIT

Gli “addetti alle pulizie”, a cui fa riferimento il titolo, sono un gruppo di otto studenti e studentesse di una rigida scuola cattolica delle Filippine. Vengono definiti così perché sono protagonisti di quattro vicende in cui sono costretti a rispettare ottuse regole educative che impongono di essere puliti e corretti a tutti i costi. Cleaners descrive anche le pressioni che i ragazzi subiscono da un mondo che invece è sporco e superficiale.

Il film è stato realizzato con la tecnica dello stop-motion, unendo più di 34.000 fotogrammi stampati su carta e colorati a mano con degli evidenziatori. L’operazione conferisce un effetto materico alle immagini, facendo sì che lo spettatore percepisca la fisicità dei materiali, nonché l’impegno e la dedizione impiegati. Il risultato è senz’altro originale e permette al film di prendere le distanze da un’estetica digitale pulita e asettica, divenuta da più di vent’anni a questa parte un nuovo canone. Tale pratica permette inoltre di fare emergere le imperfezioni di stampa e la mancata fluidità e nitidezza tipica dello stop-motion. Senza preoccuparsi del risultato imperfetto, sporco oserei dire, Barit adotta una tecnica che rimanda al tema stesso del film, all’inconsistenza di un’educazione di istituzioni che nascondono meccanismi inefficienti dietro alla patina di rigore e perfezione. Cleaners vuole scrostare via questa patina.

Gli episodi messi in scena dal regista rappresentano situazioni tipicamente adolescenziali. A emergere è l’inadempienza dei ragazzi rispetto alle severe e discutibili regole a cui sono costretti. Nel primo episodio viene descritto l’imbarazzo di una ragazza nell’utilizzare il bagno scolastico. Allo stesso modo, i protagonisti del secondo hanno a che fare con la recita di un ballo tradizionale in cui non vogliono esibirsi. La coppia al centro del terzo è alle prese con la sessualità e i ruoli dell’uomo e della donna nella società. Ma è il quarto episodio che affronta direttamente le questioni politiche fino ad allora solo accennate, con la storia di un ragazzo che, entrando nel mondo della politica, viene spinto dai genitori ad agire scorrettamente.

I fotogrammi, stampati in bianco e nero, sono stati colorati dando risalto ai protagonisti, associando a ognuno un colore. Sul finale, stanco di volerli far apparire perfetti e puliti, Barit fa sì che si ribellino, facendo esplodere le loro personalità e contaminando le immagini con i colori che fino ad allora erano rimasti come compressi nelle sagome, annientando con questo atto rivoluzionario ogni sterile formalità.

Fabio Bertolotto

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