“EYIMOFE” DI ARIE E CHUKO ESIRI

Eyimofe (This is my desire), primo lungometraggio dei fratelli Arie e Chuko Esiri è, come si può facilmente indovinare dal titolo, un film sul desiderio. I due protagonisti del film, Mofe e Rosa, sognano di lasciare la Nigeria ed emigrare all’estero: nessuno dei due vi riuscirà ed entrambi impareranno a caro prezzo a non confondere il proprio desiderio con la sua soddisfazione.

Eyimofe è, a prima vista, un film duro, aspro, a tratti crudele. Le due storie che racconta, vagamente collegate l’una con l’altra, sembrano talvolta procedere con una distaccata fatalità. La tragedia che pochi minuti dopo l’inizio del film colpisce la sorella e i nipoti di Mofe viene descritta senza troppa enfasi; non c’è spazio neanche per il lutto, perché subito bisogna pensare a pagare il conto dell’ospedale e il costo del funerale e tutte le altre spese che inevitabilmente continuano a presentarsi. Il film è soprattutto questo: una serie incessante di transazioni, in cui ci si scambia di tutto – soldi, documenti (per lo più falsi), eventualmente corpi. È chiaro che anche il desiderio ha una parte importante in questi scambi, non potendo sfuggire, proprio lui, alla ferrea legge della domanda e dell’offerta. Anche il desiderio diventa dunque oggetto di transazione, intesa sia nel senso di compravendita che di compromesso. Ciò risulta particolarmente chiaro nella seconda parte del film, dedicata alla storia di Rosa.

Parrucchiera di giorno e barista di notte, Rosa è desiderata da due uomini: Peter, ricco americano che conosce mentre lavora al bar, e il signor Vincent, invadente padrone di casa. È affascinata dal primo e non può sopportare il secondo, ma quando la storia con Peter finisce poiché egli sospetta che lei sia interessata solo ai suoi soldi, è costretta a tornare da Vincent, promettendogli di sposarlo a condizione che egli badi a lei e a sua sorella. Un reale rapporto amoroso è, in entrambi i casi, impossibile perché queste relazioni si presentano fin da subito come un semplice rapporto tra domanda e offerta. Se le relazioni con gli altri sembrano dunque instabili non è per via di una indecifrabilità dell’altro e del suo desiderio, ma al contrario proprio perché esso appare fin troppo chiaro; ci si illude, in virtù della conoscenza che si ha del proprio desiderio e di come funzioni (sempre la legge della domanda e dell’offerta), di poter sapere qualcosa anche a proposito di quello dell’altro: è l’errore che fa Peter, quando, suggestionato dai suoi facoltosi (e insopportabili) amici, si convince che il suo rapporto con Rosa sia solo una forma camuffata di compravendita.

Alla fine del film sia Mofe che Rosa riscoprono nell’affetto famigliare l’unica possibilità di un desiderio non transazionale, che consiste semplicemente nell’esaudire quello dell’altro senza chiedere nulla in cambio, a volte sacrificando anche il proprio.

Angelo Elia

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