“HOCHWALD” DI EVI ROMEN

Il difficile non è morire. Difficile è la vita di chi resta, dopo che la morte gli è passata davanti; e questo, Mario l’ha imparato a sue spese.

Mario (il giovanissimo Thomas Prenn) è bello, giovane, ama danzare. Mario però non è Lenz (Noah Saavedra), la giovane promessa del paese, ancora più bello, ancora più talentuoso. Mario è sopravvissuto e gli verrà domandato ad oltranza perché non è lui ad essere morto al posto di Lenz, vittima di un attentato a Roma.

Mario è lo “strano” del paese, lo è sempre stato. Nel suo villaggio di confine appare troppo effeminato e dunque gli viene attribuita la “colpa” di aver trascinato Lenz nel locale gay in cui è avvenuta la sparatoria, mentre era proprio quest’ultimo a essere, segretamente, omosessuale. Mario lavora molto ma stenta a tirare avanti: il padre non riesce a mantenerlo, la madre non vede le molestie del patrigno, la sua ex compagna non gli permette di vedere la figlia. La sua fragilità, il suo dolore, sembra non vederlo nessuno: “Perché eri a Roma?”, “Hai fatto le condoglianze?”, “Cosa ci facevi alla stazione?”, sono domande ricorrenti. Non gli viene mai chiesto come stia. 

L’opera prima di Evi Romen è un racconto di tante cose. Di una comunità toccata da una morte violenta, lontana e improvvisa, certo, ma anche del dramma personale del non sentirsi mai veramente nel posto giusto, di non stare bene nella propria pelle. È un racconto “di confine”, un canto del dolore che non sa esprimersi, della paura del diverso. Diverso come Mario, quando danza come un pazzo in abito nero o quando si mette una parrucca per cercare il suo vero io. Diversi come i musulmani, che nelle menti piccole del paese sono solo attentatori, persone da non frequentare, più pericolosi della droga. Eppure sarà solo nella comunità islamica che Mario troverà un abbraccio, una parola, l’accoglienza e la comprensione per uscire dal mondo dell’eroina. 

Un ruolo fondamentale, nella vicenda, è svolto dalla musica: canzoni italiane, nostalgiche, incomprese, onnipresenti. Canzoni che si tenta sempre di soffocare e possono esistere solo lontano dal pensiero di paese. Come in un bosco, di notte, a ballare con una parrucca in testa. Il momento in cui Mario sarà forse più vicino al più vero se stesso.

Cristina Danini

Share this!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *