“JULY RAIN” DI MARLEN KHUTSIEV – “UN BRINDISI GEORGIANO” DI GIULIANO FRATINI

«Non c’è nulla di mistico [nel mio cinema], capitemi, ha semplicemente a che fare con la memoria, con la conservazione della memoria degli altri e cosa fare con il passato».

Queste parole rivelano la modestia di un grande artista nell’inseguire un obiettivo preciso: scolpire con le immagini un mondo ormai irreversibilmente trasformato. La cinepresa si rivela essere lo strumento perfetto per scrutare la vita di un paese che, a piccoli passi, dimentica il suo recente passato e comincia a riscoprire le gioie di tempi ben più lontani: un arcaico amore per l’esistenza che ritrova spazio sulla pellicola cinematografica. Marcel Khutsiev, regista di punta di quella “nuova onda” nata in Unione Sovietica dopo la morte di Stalin, rivive a sua volta sugli schermi del Torino Film Festival nella sezione “Back to Life” con il suo lungometraggio Iyulskiy dozhd (July Rain) del 1967.

Lena (Evgeniya Uralova) è una giovane donna moscovita che, prossima al matrimonio, si ritrova nel mezzo di una crisi esistenziale. Il mondo circostante offre apparentemente grandi prospettive e speranze ma il suo malessere è interiore e profondo: Lena non sembra essere soddisfatta da una realtà preconfezionata e fallisce nel trovare una genuina fonte di felicità nelle relazioni sociali.

Il filo narrativo del film si lega ad una moderna messa in scena che avvicina, più di tutte le altre opere del regista, July Rain alla Nouvelle Vague francese: si pensi, per esempio, ad alcune soluzioni registiche e scenografiche come le lunghe riprese con la macchina a mano, alla presenza dei manifesti cinematografici appesi per le strade di Mosca e ai cartelloni pubblicitari che appaiono frequentemente nelle inquadrature.

Marlen Khutsiev con Evgeniya Uralova

Il fatto che il cinema di Khutsiev degli anni Sessanta sia formalmente rivoluzionario non rappresenta una grande novità; ciò che rende invece July Rain e le opere precedenti strutturalmente innovative è l’abilità con cui il regista lega le incertezze di una nuova generazione con le necessità di un Paese in costante cambiamento. Lo sguardo di Khutsiev è sempre rivolto verso una gioventù apparentemente consapevole del proprio ruolo nella Storia, ma che riesce a fatica a nascondere il proprio disorientamento. Una vera e propria generazione “senza padri” che resta in bilico tra la sicurezza ideologica del passato e un futuro incerto – non è un caso che il tono di July Rain diventi profondamente pessimista e melancolico dopo la morte del padre di Lena.

July Rain è un viaggio intimista, una meticolosa indagine sui desideri e le paure della gioventù sovietica tra le moderne strade della Mosca anni Sessanta. Lo sguardo della cinepresa e quello di Lena si interscambiano al fine di rintracciare, tra le vite di un popolo sommerso dalla modernizzazione, una genuinità sentimentale ancora incontaminata dal progresso.


La proiezione del film è seguita da Un Brindisi Georgiano, breve intervista realizzata da Giuliano Fratini al regista prima della sua scomparsa il 19 marzo del 2019. L’intervista di Fratini ci permette di entrare più approfonditamente nella vita di Khutsiev e di conoscere la sua grande passione per il cinema d’autore italiano; sarà proprio un divertente aneddoto su una cena con Federico Fellini – sua grande fonte d’ispirazione e amico – a dare il titolo al corto. Il breve film di Giuliano Fratini è un importante documento in cui il regista georgiano rivela la sua profonda umiltà come spettatore oltre che regista, riflettendo per pochi minuti sulle grandi influenze che lo hanno portato a diventare, come a lui piace definirsi, un “realista lirico” e uno dei più grandi maestri del cinema novecentesco.

Luca Giardino

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