“WILDFIRE” DI CATHY BRADY

Intimista e al contempo politico, l’esordio al lungometraggio della regista Brady mostra l’impatto psicologico transgenerazionale del conflitto nordirlandese attraverso la storia di due sorelle.

Girato al confine tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda, il film prende avvio quando Kelly (Nika McGuigan), scomparsa in seguito alla morte della madre, ritorna all’improvviso nella piccola cittadina da cui era scappata, irrompendo nella vita di sua sorella Lauren (Nora-Jane Noone).

Le immagini di repertorio che aprono “Wildfire” offrono subito le coordinate per leggere i drammi delle due protagoniste, le cui vicende emotive e personali sono fittamente intrecciate con i risvolti politici degli attentati dei Troubles prima e delle amnistie del Good Friday Agreement poi. Tuttavia, nonostante la forte connotazione geopolitica e i continui rimandi al passato della Nazione – nei dialoghi dei personaggi così come nelle scritte su muri e cartelli che punteggiano gli ambienti –, il film si concentra sullo scavo psicologico che coinvolge le due sorelle.

Soffermandosi sui dettagli della loro vita personale, la vicenda indaga il forte legame che Kelly e Lauren ritrovano dopo una lunga separazione: una complicità intensa che si traduce nello strenuo tentativo di salvarsi reciprocamente dal trauma che hanno subito. È di fatto l’interpretazione delle due attrici a reggere l’intera struttura drammatica del film. La regista utilizza la loro fisicità, la musica e il linguaggio visivo per amplificare la sintonia che le due interpreti sono state in grado di creare. La forza emotiva dei loro sguardi, la fragilità e insieme l’irruenza che traspare dalla loro voce, creano una comunicazione immediata con lo spettatore, capace di non far mai percepire come costruito il disagio mentale delle protagoniste.

Il confronto personale con il passato che unisce le due sorelle le divide però dal resto della comunità. Sin dal suo arrivo Kelly viene tacciata di essere pazza e, man mano che ristabilisce il contatto con la sorella, anche Lauren subisce il medesimo trattamento. Gli appellativi «psycho» e «weirdo» tornano a più riprese a connotare le due donne e sembrano assumere un duplice significato. Se da un lato questi vocaboli palesano la loro progressiva emarginazione dalla comunità locale, dall’altro ne mostra invece le contraddizioni. Kelly e Lauren, infatti, pur nelle loro azioni impulsive e anticonvenzionali, vivono con maggiore autenticità la tensione residuale che un passato di odio e violenza nel Paese inevitabilmente comporta e che il quieto vivere della popolazione, invece, ipocritamente nega.

Valentina Velardi

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