“BANGLA- LA SERIE” DI PHAIM BUYAN E EMANUELE SCARINGI

Era il 2019 quando il pubblico italiano faceva la conoscenza del mondo che l’esordiente regista Phaim Buyan portava sul grande schermo in Bangla, la sua opera prima: un mondo ad altezza di zoomer, gentrificato, periferico, romanesco (la cornice in cui si svolgevano le vicende del film era “Torpigna”, diminutivo di Tor Pignattara); un mondo ironico, talvolta anche cinico, nel parlare della condizione degli immigrati di seconda generazione e del loro difficile processo di integrazione; un mondo e un’atmosfera, infine, perfettamente riconoscibili dai nati della seconda metà degli anni Novanta in poi.

E ora, a distanza di due anni da quell’esordio, Buyan torna dietro la macchina da presa (in tandem con Emanuele Scaringi, già regista de La profezia dell’armadillo) per riprendere esattamente, ora in forma di serie televisiva, dal punto in cui si era interrotto il film, cioè da Phaim (alter ego del regista, sempre da lui interpretato) abbracciato su un letto insieme ad Asia (Carlotta Antonelli), la sua ragazza. I due sono sul punto di fare l’amore (per Phaim ciò rappresenterebbe la perdita della verginità, ma anche un atto di disobbedienza nei confronti del suo credo di musulmano praticante), quando all’improvviso il suo cellulare suona: è sua madre, che lo avvisa che la partenza della famiglia per Londra (cliffhanger su cui si chiudeva il film) è stata annullata. Il problema adesso è che la famiglia Buyan non ha più una casa, e tutti insieme dovranno trasferirsi da una cugina della madre di Phaim, sempre a Roma. Ora la situazione per Phaim si fa complicata: fare l’amore prima di partire per non rivedere mai più Asia non sarebbe stato un problema, anche secondo la sua guida spirituale della moschea; ma ora che la partenza è saltata, come si evolverà la sua relazione con Asia?

Con somma gioia di chi scrive, quel tono ironico che contraddistingueva il film è rimasto intatto nel passaggio alla forma seriale (almeno per i primi due episodi). Anche personaggi e cornici non sono variati, a eccezione di una algida ma provocante cugina di secondo grado di Phaim, sua coetanea, che potrebbe mettere a serio repentaglio la relazione con Asia. L’equilibrio tra satira sociale e commedia sentimentale viene rinnovato, anche grazie a una distinta prova di tutto il cast principale- con una menzione d’onore da assegnare al “veterano” Pietro Sermonti, perfetto “splendido padre cinquantenne” di “morettiana” memoria; i due registi poi si spartiscono un episodio a testa, regalando ciascuno una messa in scena convenzionale, anche se non priva di efficaci soluzioni visive.

Cosa aspettarsi dai prossimi episodi non è dato saperlo, ma una cosa è certa: con Bangla- La serie si aprono nuove possibilità per la serialità mainstream italiana. Evitando i toni leziosi e didattici di tanta fiction da prima serata, Buyan e Scaringi hanno la concreta possibilità di dare uno “scossone” al sistema, nonché di attrarre nuovo pubblico, anche parlando di tematiche (contrasto tra modernità e tradizione, turbamenti giovanili) in cui è talvolta difficile non scadere nella retorica. Ciò che per il cinema è ordinario può, nella transizione al sistema seriale, diventare straordinario. Solo il tempo potrà dirlo.

Alessandro Pomati

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