ITALIANA.CORTI

Racconti di formazione, operazioni di foundfootage, ripresa della fiaba e del mito antico, viaggi metafisici attraverso le masse informi del caos: sono questi i temi attorno cui si muove la selezione di Italiana.Corti della 39esima edizione del Torino Film Festival.  

Il primo cortometraggio in concorso è Arthur, 1973, nato dal ritrovamento fortuito di una vecchia registrazione, da parte del regista Cesare Barbieri . Avvolti in una nuvola di fumo, i ricordi di Arthur affiorano come sbuffi e una domanda persiste nello stream of consciousness del protagonista invisibile, ma la risposta gli sfugge come se cercasse di acchiappare il fumo a mani nude: “Perché i miei genitori non potevano semplicemente amarsi?”. Il quesito emerge da una ricerca senza pace che si perde negli oceani del tempo.

“ARTHUR, 1973” di Cesare Barbieri

“Che fine hanno fatto le tribù dei bambini?” è, invece, la domanda attorno cui si struttura il cortometraggio diretto da Angela Norelli, Ai bambini piace nascondersi. Un Capitan Uncino magnanimo ed esploratore si aggira nella foresta alla ricerca dei bimbi sperduti. Richiamando l’operazione svolta da Alina Marazzi per il suo Un’ora sola ti vorrei (2002), la regista costruisce una storia di fantasia attraverso un ragguardevole lavoro di foundfootage, allestendo un mondo distopico in cui sembra che i bambini si siano estinti, oppure si siano riuniti in un’ultima tribù, nascosta, da qualche parte, fra gli alberi della Foresta amazzonica. L’unico ricordo della dell’infanzia è dato da vecchi filmati d’archivio, sapientemente montati, per ricostruire il passaggio sulla Terra di un’età sperduta e che non vuole essere ritrovata.

“AI BAMBINI PIACE NASCONDERSI” di Angela Norelli

Un viaggio nella memoria, velata da una patina di nebbia che nasconde i ricordi, lo compie anche Ofelia Borgheresi, protagonista del cortometraggio Ofelia diretto dal nipote Pierfrancesco Bigazzi. Durante i mesi del lockdown passati in casa, il regista documenta la malattia della nonna. I ricordi di Ofelia si smarriscono nella memoria ormai diventata una conchiglia fra le onde del mare che, imperterrite e violente, la levigano fino a consumarla e tanto da confondersi nella sabbia. Nonna e nipote combattono l’alzheimer con il cinema, ultima arma per far riaffiorare i ricordi e congelare un momento che, a causa della malattia, diviene sempre più effimero.

“OFELIA” di Pierfrancesco Bigazzi

Racconti di formazione sono Autoritratto con arma e Giochi. Nel primo, diretto da Giovanni Ortoleva, si indaga la difficile relazione fra un genitore e il proprio figlio. Non sempre i padri riescono a dipingere i figli a propria immagine e somiglianza: il soggetto sembra non appartenere alla tela e si ribella ai colori e al paesaggio, uscendo dalla cornice. L’unica soluzione, è realizzare un autoritratto, così da poter affermare sè stessi e dare prova della propria natura. Non sparare al leprotto e dispiacere il proprio genitore rende il ragazzo un Davide di fronte a un superbo e vile Golia.

Il secondo, diretto da Simone Bozzelli, indaga invece la dimensione del gioco fra persone di età diverse e con bisogni differenti: una madre sola che sente il bisogno di farsi amare, un bambino a cui è stato portato via il proprio compagno di giochi, due adolescenti che, provocandosi, scoprono i loro gusti sessuali. Rivelare sé stessi consegnandosi al giudizio del prossimo non è mai azione facile. Spesso si preferisce mascherare i propri gusti e le proprie passioni al fine di non disattendere le aspettative altrui e continuare in un quieto vivere che sa di menzogna. Nel contesto del gioco, però, tutto ciò che accade non è davvero reale, piuttosto diventa una simulazione per testare le reazioni delle persone che ci circondano.

“GIOCHI” di Simone Bozzelli

La nascita di un regno. Alternando il bianco e nero ai colori sgargianti di un regno fatato, i registi Gaia Formenti e Marco Piccarreda realizzano un “canto alla fertilità. Quella della terra, originaria e inesauribile. Quella degli esseri umani, animale e rituale. Quella dell’immagine, capace di far fiorire storie e fondare regni”. Grazie all’ascesa di una giovane eroina, una antica tribù sperduta fra le montagne rocciose può finalmente rinascere come un fiore nel deserto. Ricalcando gli stilemi del mito antico, la protagonista affronta diverse fatiche per giungere al centro della Terra dove la attende una Lilith malvagia che può essere sconfitta solo con un bacio, dimostrazione di un amore da tempo immemore dimenticato.

“LA NASCITA DI UN REGNO” di Gaia Formenti e Marco Piccarreda

As in a Land, a Vagary e The Fountain of Life sono due cortometraggi dal sapore sperimentale: sfruttando la pratica del foundfootage, danno forma a flussi di coscienza che accompagnano verso universi sconosciuti. Nel primo, l’accostamento di immagini fotografiche conduce in un viaggio immaginario e immaginifico, in cui ogni interpretazione (o nessuna) è consentita. Alla scoperta di mondi inesplorati attraverso l’infinitamente grande o il microscopico, architetture geometriche e immensi spazi urbani, il regista Giuseppe Boccassini allestisce una cosmogonia pagana giocando con il negativo e il dettaglio: dalle cose che affliggono l’uomo sulla Terra, una prosodia sonora conduce verso cieli metafisici in cui risiedono profeti, dei e demoni, padroni di un universo eterogeneo al cui interno si articolano delle galassie racchiuse come in un sistema di scatole cinesi.  

Nel secondo, realizzato da Davide Rabacchin, Eris, dea greca della discordia, si aggira ancora nei boschi sulla Terra e osserva, guardinga, il caos regnare sovrano nelle civiltà che abitano il pianeta, beandosi delle distruzioni causate dalle catastrofi naturali e dall’incapacità dell’uomo di controllare la propria sete di violenza. Un viaggio mitico che trascende lo spazio e il tempo attraverso l’utilizzo di immagini e filmati d’archivio eterogenei che conducono verso mondi antichi o virtuali, alla ricerca della fonte della vita.

“THE FOUNTAIN OF LIFE” di Davide Rabacchin

Il mito greco torna anche in L’incantesimo di Circe, cortometraggio presentato da Alessandro Montali, in cui la maga Circe produce l’incantesimo inverso rispetto a quello subito dai compagni di Odisseo quando approdarono presso l’isola di Eea. Avventuratosi fuori dalla foresta, un daino scopre il mondo dell’uomo e, affascinato dalle meraviglie che incontra, si avventura per mare verso luoghi inesplorati, imitando le gesta del sovrano di Itaca quando partì per quel folle volo.

“L’INCANTESIMO DI CIRCE” di Alessandro Montali
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