“WHITE BUILDING”, DI KAVICH NEANG

La vecchia Phnom Penh sta sparendo. Gli occhi sperduti e incerti di Samnang (Piseth Chhun) contemplano in tempo reale la demolizione della città che conosce e abita, corrosa dalle forze della gentrificazione. Come nella Fenyang di Jia Zhangke, le trasformazioni in atto sono profonde al punto da riscrivere la storia stessa. Sul passato, obliterato, si sovraimprime il futuro. Si attacca lo spazio per plasmare – violentandolo – il tempo. «Old buildings are disappearing, taking swathes of our past with them, while condos, malls, and modern air-conditioned stores pop up everywhere. But what has changed most […] is the rhythm of the city»1: così Kavich Neang sintetizza una mutazione che riguarda non solo il tempo storico, culturale, ma anche quello vitale, performativo, della sua città. E, per sineddoche, della sua società. A una forsennata riscrittura architettonica del mondo votata alla cancellazione, White Building oppone il tempo di un respiro profondo, di un requiem.

La sensibilità stilistica di Neang è affine a quella di autori quali Edward Yang, o Weerasethakul: prima di essere elementi fungibili di una narrazione totalizzante-totalitaristica, le sue immagini sono micro-mondi dotati d’identità e durata. La vocazione para-documentaristica trova invece le sue premesse poetiche proprio nel cinema di Jia (tra i co-produttori del film). Entrambi i cineasti muovono i loro personaggi (finzionali) in contesti di cui si rimarca l’autenticità: pensiamo alle ultime immagini di Xiao wu (1997), o alla penultima inquadratura di White Building: un lungo e disordinato costeggiamento a camera a mano dell’edificio centro della vicenda, realizzato dallo stesso Neang, spinto dalla necessità di catturare un’evidenza della distruzione. Un’immagine sporca, violenta, sfacciatamente “fattuale”, cui risponde un ultimo piano di Samnang, riflessivo, sognante. Anche di fronte all’inevitabilità della fine, all’apocalisse, è possibile resistere con il proprio sguardo. In Still Life (2006), non vi è alcun dubbio riguardo il destino di Fengjie. Sprofonderà, per sempre. Pure è ancora possibile raccontare, sottrarre all’oblio. Guidare la storia al proprio ritmo, rivelare più di quanto appaia.

Niccolò Buttigliero

1https://mubi.com/it/notebook/posts/neang-kavich-introduces-his-film-white-building

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