Archivi categoria: Film

“The Opening of Misty Beethoven” – “A Bocca Piena” di Radley Metzger

Andare al cinema per vedere un vero e proprio film pornografico è un’esperienza lontanissima dall’odierna fruizione del porno. Oggi, la visione si limita a un video di una manciata di minuti, fruito in solitudine. Immagini di sesso amatoriale o fin troppo finto, come sono finti gli orgasmi, finte le prestazioni. Sesso come un fast food, funzionale alla gratificazione immediata. Rituale certamente molto diffuso, ma circondato dallo stesso tabù di un tempo. Così, quando arriva il momento di sedersi al proprio posto nel buio della sala cinematografica, sembra quasi surreale che il pubblico sia composto da uomini e donne di ogni età, gomito a gomito. La sensazione è quella di star prendendo parte ad un rituale vecchio di quarant’anni,  che appartiene a un momento storico di rivoluzione sessuale, in cui il film pornografico era un prodotto concepito con potenzialità proprie, destinato a specifici luoghi e pubblici.

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“Strawberry bubblegum” di Benjamin Teske

Lucy ha 17 anni e sta attraversando quel momento della vita tipico di ogni adolescente in cui le imposizioni genitoriali iniziano a stare strette e si avverte la necessità di rompere con il passato e crearsi una propria identità. La scintilla che accenderà in lei il fuoco del cambiamento è la scoperta che la severa e rigida madre ha recitato in svariati film porno tedeschi a cavallo tra gli anni ’80 e ‘90. Continua la lettura di “Strawberry bubblegum” di Benjamin Teske

“My fucking problem” di Anne Van Campenhout

Nonostante la grande diffusione del vaginismo nel mondo femminile, si tratta di una patologia che resta ancora nell’ombra, di cui le donne parlano con estrema difficoltà e di cui molti non conoscono affatto l’esistenza. Perché chi soffre di vaginismo non è colpito da un’ossessione incontrollabile per l’organo femminile, tutt’altro. Il vaginismo è un processo psicofisiologico complesso che impedisce qualsiasi penetrazione vaginale. L’atto sessuale è dunque impossibile, il pene non riesce ad entrare senza provocare dolore; gli organi genitali sono normali ma, a qualsiasi tentativo di penetrazione (persino gli esami vaginali devono essere effettuati, talvolta, sotto anestesia) l’apertura vaginale si serra con una contrazione involontaria dei muscoli.

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“Vem ska knulla pappa?” di Lasse Långström

Vem ska knulla pappa? (Who will fuck daddy?) è un titolo che rimarrà impresso per un po’ di tempo nella mente di coloro che hanno avuto la (s)fortuna di imbattersi in questo film. Antiffa Vänsterfitta e Lasse Långström sembrano non voler porre freno alle loro fantasie e depravazioni, conducendoci in un viaggio altrimenti difficile da immaginare. Una sorta di favola queer con la Q maiuscola, da inserire nel panorama undeground LGBT svedese, ambientata in una foresta misteriosa e fatata, in cui dominano le tinte del rosa, del viola, tra una popolazione totalmente al femminile. Continua la lettura di “Vem ska knulla pappa?” di Lasse Långström

“SALON KITTY” DI TINTO BRASS

Il maestro del cinema erotico Tinto Brass, memore de Il portiere di notte di Liliana Cavani e del viscontiano La caduta degli dei, di cui, tra l’altro, condivide anche due attori quali Helmut Berger e Ingrid Thulin, affiancati dalla bella e affascinante Teresa Ann Savoy, dirige nel 1976 un nazisploitation provocatorio, nel quale sesso e potere si fondono e si confondono. Salon Kitty segna anche una svolta nella filmografia del regista: se prima le sue pellicole erano più impegnate e politiche, a partire da questo lungometraggio il regista prende la strada dell’erotico. Continua la lettura di “SALON KITTY” DI TINTO BRASS

“Pornocratie. Les nouvelles multinationales du sexe” di Ovidie

Le premesse di Pornocratie. Les nouvelles multinationales du sexe sono molto interessanti: mai come oggi si è consumata così tanta pornografia, eppure l’industria pornografica sta affrontando la crisi più nera dal momento della sua nascita, e a farne le spese sono spesso gli interpreti.

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“Blue Kids” di Andrea Tagliaferri

Sono due fratelli diabolici i Blue Kids messi in scena dall’esordiente Andrea Tagliaferri, uno dei due italiani – insieme a Jacopo Quadri coi suoi Lorello e Brunello – in concorso al TFF. Non una gavetta comune quella di Andrea, che ha iniziato il suo viaggio nel panorama cinematografico come stagista al montaggio per Gomorra e ha proseguito la formazione con Matteo Garrone facendo da aiuto alla regia per Reality, Il racconto dei racconti e Dogman, ancora in fase di realizzazione. Continua la lettura di “Blue Kids” di Andrea Tagliaferri

“Talien” di Elia Moutamid

Safinat al-Sahra, la nave del deserto. È questo il nome del vecchio camper a bordo del quale Aldo ed Elia hanno deciso di partire. Destinazione: la medina di Fes, in Marocco.

Fin dalle prime sequenze Talien si presenta come un insolito road movie, che utilizza le forme del reportage di viaggio per costruire un’opera in costante equilibrio fra documentario e biografia a soggetto. Al centro c’è la storia di Aldo, ovvero Abdelouahab, che vive e lavora in Italia da più di trent’anni. Prima vendeva tappeti, poi ricambi meccanici, infine è riuscito ad avviare una fabbrica di calzature nell’operosa pianura padana. Qui è cresciuto Elia, suo figlio, italiano di seconda generazione dal perfetto accento bresciano, che adesso lo accompagna nel lungo viaggio di ritorno verso casa.

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“Spell Reel” di Filipa César

Guinea-Bissau, primi anni ’70. Mentre nel piccolo Stato africano infuria la guerra di liberazione dal regime coloniale portoghese, un manipolo di aspiranti cineasti parte alla volta di Cuba. Obiettivo della missione: imparare a fare cinema. L’iniziativa è di Amilcare Cabral, storico leader del partito indipendentista guineense, che con lungimiranza intuisce la necessità di affiancare alla lotta armata una più vasta azione di risveglio culturale. Per liberare un popolo dall’oppressione coloniale le armi non bastano. Ci vogliono educatori, insegnanti, divulgatori, artisti. Continua la lettura di “Spell Reel” di Filipa César

“Colo” di Teresa Villaverde

In questo 35° Torino Film Festival c’è stato spazio per più di un film frutto del cinema portoghese; il più bello lo abbiamo visto nella sezione “Onde” del Festival: si tratta di Colo, di Teresa Villaverde. Come sappiamo, il Portogallo vive già da tempo un periodo di dura crisi economica, che è anche una crisi sociale, un’impasse esistenziale che divora l’intera civiltà; la regista di Lisbona sceglie proprio di raccontarci questo mondo, visto attraverso gli occhi di una famiglia che forse, prima di soffocare nella morsa della crisi, era mediamente benestante e ora è memore di un passato migliore del presente, come si nota da certi dettagli nell’appartamento in cui vive la famiglia. Continua la lettura di “Colo” di Teresa Villaverde

“Diorama” di Demetrio Giacomelli

Ogni giorno migliaia di persone si svegliano, prendono l’auto e si recano suoi posti di lavoro o allo stadio. Questa la nostra routine quotidiana, fatta di gesti compiuti senza pensarci, eppure intorno a noi c’è un mondo che continua il suo ciclo. Demetrio Giacomelli con il suo documentario Diorama ci racconta proprio questo mondo invisibile, che vive insieme e accanto a noi, nei nostri luoghi di lavoro o di svago e pure sotto le nostre automobili.

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“DAPHNE” DI PETER MACKIE BURNS

Nel XVI secolo le donne con i capelli rossi erano credute streghe: siamo nel 2017, i sortilegi oscuri sono un un ricordo ormai lontano, ma Daphne è riuscita comunque a stregare il suo pubblico.

Daphne ha 31 anni ma preferisce che non le venga ricordato, vive nel cuore di Londra, lavora in un ristorante rinomato come aiuto chef, non ha una relazione stabile ma ha una vita sessuale decisamente attiva, ama gli alcolici, qualche “spinello” nel corso della giornata, ha un pessimo rapporto con la madre (malata di cancro) e vive con un serpente di nome Scratch. Una trama molto semplice, una personalità complessa.

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“Je ne me souviens de rien” di Diane Sara Bouzgarrou

Quando nel dicembre del 2010 in Tunisia esplode la Primavera Araba, Diane è entusiasta. Le proteste di piazza, le urla, il tumulto, l’ira del popolo; pura energia per la giovane regista che, videocamera alla mano, si aggira per casa, esulta, festeggia, invoca libertà e rivoluzione. Con lei c’è suo padre, il signor Bouzgarrou, che però davanti all’obiettivo pare più freddo, meno coinvolto. Eppure è lui il vero tunisino, perché Diane è nata e cresciuta in Francia.

“Non ti sembra un po’ esagerata tutta questa eccitazione, Diane?” sembra dire in un passaggio lo sguardo inquieto di sua madre. “Voglio richiedere il passaporto tunisino” ribatte la figlia, “bipolare, bisessuale, da ora sarò anche binazionale”.

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“Tokyo Vampire Hotel” di Sion Sono

Mostro sacro del cinema contemporaneo giapponese, torna anche quest’anno nelle sale cinematografiche sotto la Mole il regista nipponico Sion Sono con la riduzione per il grande schermo di una mini-serie tv targata Amazon, Tokyo Vampire Hotel. Per la prima volta, Sono si cimenta con i mostri della lunga tradizione mitteleuropea, i vampiri, portando la sua personalissima, sanguinolenta visione della creatura che da secoli infesta le paure ataviche dell’uomo. Continua la lettura di “Tokyo Vampire Hotel” di Sion Sono

CONFERENZA STAMPA DI CHIUSURA DEL 35º TFF

Dopo nove giorni intensi, si conclude la trentacinquesima edizione del Torino Film Festival.

Emanuela Martini apre la conferenza stampa di Sabato 2 dicembre con i ringraziamenti ufficiali, prima di annunciare i premi collaterali del festival. La scuola Holden quest’anno assegna il Premio Scuola Holden per la miglior sceneggiatura del concorso Torino 35 a The Death of Stalin di Armando Iannucci, definendolo “una rivisitazione di un pezzo di storia terribile stravolta nel comico (addirittura british) e sostenuta da una sceneggiatura classicamente compatta”.

Anche il Premio Achille Valdata per il miglior film di Torino 35 va al film di Iannucci, “per aver affrontato con ironia e cinismo una drammatica pagina di storia”.

Il premio Avanti va a Don’t forget me di Ram Nehari “per la capacità dell’autore e del suo cast di narrare la favola possibile tra due sognatori scombinati, costruita partendo da un’esperienza di prima mano con il disagio mentale, attraverso uno sguardo immersivo che si astiene dal giudicare e ricorda, senza rinunciare ai toni ironici, perfino dark, il discrimine sottile che c’è tra normalità e malattia”.

Foto con il cast di Don't Forget Me TFF35
I due protagonisti e il regista di Don’t forget me con alcuni dei nostri colleghi.

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“The Florida Project” by Sean Baker

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Erika Milani

Translation by: Cristina Di Bona

The story takes place in Orlando. Moonee (played by the great Brooklynn Kimberly Prince) is a six year old girl, who lives with her young mother (Bria Vinaita) at the Magic Castle Hotel, a motel nearby the famous Walt Disney World Resort. This kind of accommodation is the only solution for all those families that can’t afford a real house.

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“The Florida Project” di Sean Baker

Ci troviamo ad Orlando, e Moonee (interpretata da una strepitosa Brooklynn Kimberly Prince) è una bimba di sei anni che vive con la giovane madre (Bria Vinaite) al Magic Castle Hotel, un motel nei pressi del celebre Walt Disney World Resort. La loro casa non è altro che l’unica soluzione per tutte quelle famiglie che non possono permettersi una vera sistemazione.

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“The Disaster Artist” by James Franco

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Roberto Guida

Translation by: Valeria Alfieri

There are some particular moments, that are very rare in the entertainment industry, or in the art industry or even in sports, or in business that are supposed to involve talents in general, as we often see in the media. The are those moments in which anomalies, short circuits happen, as if a superior force is rebelling to this imposition that makes success available only to the best, the most talented.  Continua la lettura di “The Disaster Artist” by James Franco

“The Disaster Artist” di James Franco

Ci sono dei momenti particolari, molto rari nel mondo dello spettacolo, dell’arte come anche dello sport e più in generale nella società dei talenti così come la conosciamo e viviamo, così come ci viene venduta ogni giorno dai media. Si tratta di attimi in cui capitano delle vere e proprie anomalie, dei cortocircuiti, come se una forza superiore si stesse ribellando a questa imposizione che rende il successo e la gloria appannaggio esclusivo dei migliori, dei più bravi. Continua la lettura di “The Disaster Artist” di James Franco

“Un beau soleil intérieur” by Claire Denis

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Giorgia Bertino

Translation by: Emanuela Ismail

Un beau soleil intérieur is about a crisis. It is a story of a middle-aged woman named Isabelle (performed by the excellent Juliette Binoche), who seeks love and is caught between disillusion and despair. She has had many lovers after divorcing her daughter’s father, Francois, but all the stories have sadly sunk. There is, among these lovers, one who has scarred her the most, dragging her in an unhealthy, secret relationship, made of run-ups, broken promises, specious excuses. There is also an handsome actor who had promised her a faulty but passionate love, or again, the man willing to commit to true love, but an incomplete love, as he wouldn’t want her to be completely involved in his life. Lastly, there is the love that cannot help coming back: Francois. Even if it has become a useless, outdated, lost love. Continua la lettura di “Un beau soleil intérieur” by Claire Denis