DAVID BORDWELL E KRISTIN THOMPSON: TWO LECTURES ON CINEMA

“Si veda, a questo proposito, D. Bordwell e K. Thompson”; “cfr. D. Bordwell, K. Thompson”: ogni studente di un corso di Storia del Cinema ha trovato almeno una volta note a pié di pagina recanti questi due nomi, o li ha sentiti nominare da un professore o si è ritrovato a studiare direttamente i loro testi. Tuttavia ai suoi occhi questi nomi, tanto illustri e sempre citati, possono apparire lontani e restare per sempre solo questo: nomi, etichette, citazioni. Così accade ai vari Bazin, Kracauer, Morin, Zavattini ecc. Ma non è accaduto appunto a David Bordwell e Kristin Thompson che martedì 26 novembre, presso l’auditorium “Guido Quazza” di Palazzo Nuovo, hanno tenuto due interventi di fronte a un nutrito gruppo di studenti. E così i nomi si sono finalmente fatti corpo, il contenuto di un testo da imparare si è fatto confronto.

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“BABYLON BERLIN” (SERIE TV) DI ACHIM VON BORRIES, HENDRIK HANDLOEGETEN, TOM TYKWER

Nella Berlino del 1929 personaggi ambigui e vicende grottesche si intrecciano durante gli ultimi, tumultuosi anni della Repubblica di Weimar. Tratta dai romanzi noir di Volker Kutscher e prodotta da Sky Deutschland in collaborazione con X-Filme Creative Pool, Beta Film e Degeto Film, la serie, iniziata nel 2017, è giunta quest’anno alla sua terza stagione. Trasmessa in Italia sul canale Sky Atlantic e disponibile su Sky On Demand.

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“FAVOLACCE” DI FABIO E DAMIANO D’INNOCENZO

Favolacce è stato definito una favola nera, ma ciò che si realizza compiutamente in questo film è un mosaico in cui realtà e finzione si sovrappongono l’una all’altra, diventando un mondo a sé. I fratelli D’Innocenzo lo hanno scritto molti anni fa, ma il film risulta estremamente attuale mostrando, in modo del tutto inaspettato, come la crisi contemporanea abbia radici lontane e oscure. 

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“VOLEVO NASCONDERMI” DI GIORGIO DIRITTI

Nell’Italia del primo dopoguerra, uno spettro si aggira per le campagne emiliane: vive in cascine abbandonate dove soffre il freddo e la fame; schiva la presenza umana in ogni sua forma; elabora composizioni pittoriche dal carattere primitivo, servendosi soltanto degli strumenti che la natura gli mette a disposizione. Questo spettro ha un’età e un nome: Antonio Ligabue, 20 anni, nato e cresciuto in Svizzera e in seguito estradato in Italia.

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MASTERCLASS – JULIEN TEMPLE

Si è svolta venerdì 21 febbraio, nella splendida cornice dell’Aula del Tempio della Mole Antonelliana, la seconda delle masterclass organizzate per celebrare Torino città del cinema. Ospite della serata è il regista Julien Temple, un artista che ha da sempre legato la sua opera cinematografica al mondo della musica e che, per questo motivo è stato scelto per l’apertura del festival Seeyousound. È stato infatti il suo ultimo lungometraggio ad aprire l’evento: Ibiza. The Silent Movie, un’opera sperimentale in cui il regista indaga l’isola famosa per la club-house attraverso un film muto, accompagnato dalla partitura musicale di Fat Boy Slim. Un viaggio alla riscoperta della storia di quella che lui stesso ha definito come “un’utopia fallita”.

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“CATS” DI TOM HOOPER

Primo candidato alla vittoria dei Rezzie 2020 con 9 nominations, il discusso e travagliato film di Tom Hooper, Cats, è infine arrivato anche nei cinema italiani. E’ tratto dall’omonimo musical, uno dei più famosi per incassi e longevità, che aveva debuttato nel 1981 a Londra e continua tuttora a essere riproposto in tutti i teatri del mondo, Italia compresa.

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“IL LAGO DELLE OCHE SELVATICHE” DI DIAO YINAN

L’opera seconda di Yinan è una sinfonia visiva. Un gangster movie dalle tinte noir, in cui immagini e suoni si completano a vicenda per formare un insieme armonico, in cui il silenzio e la violenza esasperata sono gli elementi dominanti di una messa.

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“PARASITE” TORNA IN SALA DOPO IL PREMIO OSCAR

La corsa di Parasite è stata davvero lunga: ha riscosso l’attenzione internazionale nella scorsa edizione del festival di Cannes e ha continuato a farsi sentire fino agli Oscar di febbraio, ricevendo premi e consensi in tutto il mondo. Lo sconfinato thriller sud coreano firmato da Bong Joon-ho si è così imposto come il film dell’anno. Alla luce dei quattro premi Oscar vinti la notte del 9 febbraio, ancora, dopo mesi di attenzione mediatica, c’è chi si domanda: perché Parasite è stato un fenomeno così dirompente? 

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“IL DIRITTO DI OPPORSI” DI DESTIN DANIEL CRETTON

Monroeville, Alabama, fine anni ’80. L’afroamericano Walter McMillian (Jamie Foxx) viene condannato alla pena capitale per l’omicidio, mai commesso, di una donna bianca. L’ avvocato Bryan Stevenson (Michael B. Jordan), neolaureato a Harvard, si interessa alla vicenda e, grazie al supporto della collega Eva Ansley (Brie Larson), decide di aiutarlo a uscire dal braccio della morte.

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“MEMORIES OF MURDER” DI BONG JOON-HO

Corea del Sud, fine anni Ottanta. In una cittadina di provincia cominciano a essere rinvenuti cadaveri di giovani donne brutalmente assassinate, soffocate attraverso l’uso inconsulto dei loro stessi indumenti intimi. La polizia locale indaga, ma la scarsità di competenze e di adeguati strumenti d’indagine, unitamente alla mancata collaborazione della comunità locale, mette l’intero dipartimento in crisi.

A fare maggiormente le spese di questa crisi è il detective Park Du-man (Song Kang-ho), poliziotto dai sentimenti nobili ma dai modi bruschi, un po’ antropologo, un po’ chiromante, che si improvvisa anche membro della Scientifica, medico legale e aguzzino durante gli interrogatori.

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“JUDY” DI RUPERT GOOLD

“Tu hai una voce che potrebbe portarti ad Oz”. Quella di L. B. Mayer sembrava una promessa, invece è stata una maledizione. Basato sullo spettacolo teatrale End of the Rainbow di Peter Quilter, il film di Rupert Goold è un biopic che racconta la vita di Judy Garland attraverso due livelli narrativi, l’inizio della sua carriera sul set de Il mago di Oz (Victor Fleming, 1939), che girò quando ancora non aveva 17 anni, e i suoi ultimi concerti a Londra nel 1969.

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MASTERCLASS – AMOS GITAI

Il 2020 è un anno importante per Torino, che diventa “Città del Cinema” in occasione del ventesimo anniversario dell’apertura del Museo Nazionale del Cinema nella Mole Antonelliana e della nascita di Film Commission Torino Piemonte. Nel ricco programma di eventi che accompagnerà le celebrazioni, la suggestiva Aula del Tempio del Museo si fa cornice di venti Masterclass con grandi maestri del cinema internazionale, inaugurate ieri, 28 gennaio, alle 18:00 dal direttore del museo Domenico De Gaetano. Il protagonista e ospite di eccezione della prima Masterclass è stato il regista israeliano Amos Gitai. Con lui ha dialogato la critica cinematografica Grazia Paganelli, supportata dalla prontissima traduttrice Gigliola Miglietti.

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“1917” DI SAM MENDES

Nel pieno della Prima Guerra Mondiale, due giovani caporali britannici, Schofield (George MacKay) e Blake (Dean-Charles Chapman) devono compiere una missione disperata. L’ordine è di attraversare le linee nemiche e consegnare un messaggio che impedirà a 1600 uomini, tra cui il fratello di Blake, di finire in una trappola mortale. Per portare a termine la missione i due soldati dovranno percorrere la terra di nessuno, oltrepassare le linee tedesche, attraversare trincee e città distrutte, in una terribile corsa contro il tempo che si trasformerà in un’odissea piena di pericoli e insidie.

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“HERZOG INCONTRA GORBACIOV” DI WERNER HERZOG E ANDRÉ SINGER

«Ci abbiamo provato».
Tre semplici parole, una sorta di testamento. Una dichiarazione in apparenza sconfortata, che si rivela monito per il futuro, racchiudendo forse il senso stesso del documentario Herzog incontra Gorbaciov, diretto da Werner Herzog e André Singer nel 2018 e distribuito in Italia per pochi giorni questo gennaio.

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“RICHARD JEWELL” DI CLINT EASTWOOD

Atlanta, 1996. Durante un concerto legato alle Olimpiadi appena iniziate, viene rinvenuto, a pochi passi dagli spettatori, uno zaino contenente un ordigno esplosivo. I servizi di sicurezza si adoperano immediatamente affinché gli artificieri possano disinnescare la bomba, che però scoppia prima del loro arrivo, riversando una pioggia di chiodi che solo per miracolo non si abbatte sulla folla.

Quello che avrebbe potuto trasformarsi in un massacro, grazie alla solerzia dei servizi di sicurezza si è tramutato in una tragedia dalle perdite limitate. Ma nulla sarebbe stato possibile se Richard Jewell, uno dei responsabili della vigilanza dell’evento, non avesse denunciato la presenza della bomba in tempo utile. Eppure, quest’uomo sovrappeso, che vive ancora con la madre, passa in poco tempo dall’essere un eroe nazionale a diventare il principale sospettato dell’FBI nell’inchiesta sull’attentato.

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“HAMMAMET” DI GIANNI AMELIO

Alla fine del secolo scorso, su una assolata spiaggia della Tunisia c’è un uomo che guarda verso l’orizzonte. Quella spiaggia non ha nulla di particolarmente invitante, anzi è piuttosto sporca. Eppure solo da lì, quando non c’è foschia, si vede l’Italia.

Quell’uomo si chiama Benedetto Craxi, ha ampiamente superato i 60 anni, è malato di diabete e ha una gamba quasi in cancrena. E’ irascibile, impreca, passa le sue giornate adagiato su una sdraio nella sua residenza presieduta dai militari. Ma non è sempre stato così: un tempo Benedetto, noto come Bettino, era capo del governo di una delle nazioni più potenti del mondo, segretario di uno dei partiti socialisti più influenti dell’Occidente, amato e applaudito da tutti.

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“THE FAREWELL – UNA BUGIA BUONA” DI lULU wANG

“La verità fa male per poco, ma una bugia fa male per sempre”, recita un detto popolare divenuto ormai una regola non scritta, un teorema che possiamo universalmente prendere per buono.

Eppure, nella Cina del ventunesimo secolo, questo teorema viene completamente ribaltato: la verità fa male per sempre, mentre una bugia fa male per poco. Quel tanto che basta perché la bonaria matriarca di una famiglia di emigrati muoia di un tumore.

Così inizia la storia di Billi, trentenne, nata e cresciuta in America con sporadiche visite in Cina per andare a trovare la nonna paterna, Nai Nai, con la quale la ragazza intrattiene un rapporto continuativo e affettuoso fatto di chiacchierate e confidenze telefoniche. Non sta combinando molto, Billi, nella vita: ha aspirazioni artistiche che non trovano forma concreta; vive di lavoretti part-time; si fa mantenere dai genitori, con i quali ha invece un legame tutt’altro che sereno, soprattutto con la madre.

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“RITRATTO DELLA GIOVANE IN FIAMME” DI CéLINE SCIAMMA

I titoli d’apertura sono accompagnati dal rumore dei carboncini che raschiano sulla carta e dalle mani di un gruppo di giovani allieve che cercano di tratteggiare la figura della loro maestra. Inizia quindi un lungo flashback in cui quest’ultima sarà la protagonista di una storia d’amore ardente, come il titolo stesso del film suggerisce. Nella Francia del 1700 la giovane pittrice Marianne (Noémie Merlant) si reca sulla suggestiva ed impervia costa del nord per realizzare il ritratto di Héloise (Adèle Haenel), un ex novizia costretta a subire il medesimo destino della sorella, morta suicida. Il dipinto è infatti commissionato dalla madre della ragazza (Valeria Golino) che vuole darla in moglie a un nobile milanese.

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“POR EL DINERO” DI ALEJO MOGUILLANSKY

In una Buenos Aires fagocitata dal libero mercato, una scalcagnata compagnia teatrale di quattro attori cerca di sopravvivere al progressivo annientamento delle produzioni indipendenti. Ognuno di loro vive di altro, e insieme combattono per difendere il sogno di un’arte radicale, libera, finalmente svincolata dai capricci del capitale. Madame Acuña (Luciana Acuña) ad esempio insegna coreografia all’università, suo marito (Alejo Moguillansky) gira spot commerciali su commissione, il vecchio Obelix (Gabriel Chwojnik) invece svende colonne sonore alle agenzie pubblicitarie e monsieur Perpoint (Matthieu Perpoint), il francese appena arrivato in Sudamerica con l’aspirazione della danza, si trova suo malgrado a dover impartire noiose lezioni di lingua.

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“SYNONYMES” DI NADAV LAPID

Passato in sordina al TFF (e non aiutato forse dall’essere stato proiettato nella saletta più piccola a disposizione del Festival, la 5 del Reposi), Synonymes è un film grande, di quelli che dopo la visione covano prepotenti e gonfiano nel tempo, avvinghiandosi alla memoria dello spettatore. Film feroce, saturnino, ingrato, delicato, caustico, frustrato – e via ancora elencando la lunga serie di sinonimi che, nel titolo e nella locandina, segnalano le aggettivazioni possibili per descrivere l’umore malmostoso che anima il protagonista e il suo viaggio alla ricerca di una nuova identità.

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Il blog degli studenti del Dams di Torino