“La France est notre patrie” di Rithy Panh

La sezione TFFDoc si apre con un film molto interessante del regista Rithy Panh, documentarista di origine cambogiana che da sempre compie ricerche sull’individuazione delle ingiustizie sociali vissute dal suo popolo. S21: La macchina di morte dei Khmer Rossi, premiato a Cannes nel 2003, ne è un esempio. Gli eventi legati al regime di Phnom Penh l’hanno costretto a fuggire dalla sua terra natale per rifugiarsi in Francia dove ha iniziato i suoi studi cinematografici.

La France est notre patrie si apre con una sequenza che mostra la giungla inarrestabile e sovrana che con le sue radici inghiotte gli spazi di una casa. Probabilmente è una metafora del tema che il regista sta per affrontare.

Il documentario narra in modo originale la storia delle colonie Francesi in Indocina. Rithy Panh lo fa in punta di piedi senza ricorrere apertamente ad alcun messaggio anticolonialista. Egli seleziona filmati di repertorio (mute, in b/n e a colori) che mostrano vari aspetti della Federazione Coloniale Francese in Indocina: scene di vita quotidiana, costruzione di grandi opere pubbliche, industrializzazione e agricoltura. Sembrano meravigliosi scenari in cui si esalta il progresso e viene esplorata una terra esotica e sconosciuta, amata dalla Francia del tempo.

Sapientemente il regista riesce a tessere una trama che si basa sull’incontro-scontro tra due realtà. Egli individua e mostra nel corso della narrazione due protagonisti contrapposti: “l’uomo bianco” colonizzatore e il “bon sauvage” autoctono. Lascia che siano le immagini di repertorio a parlare. Le didascalie rassicurano il pubblico sul perché sia fondamentale che la missione colonizzatrice produca successi per il bene di tutti, come in un cinegiornale dell’epoca. Sono però il montaggio e la colonna sonora a lanciarci i primi indizi dell’obiettivo che Rithy Panh intende raggiungere. E’ un processo intimo di consapevolezza e scoperta nello spettatore. Immagini e significato cominciano a viaggiare su due canali paralleli incontrandosi nel risultato di un ragionamento personale. Così l’auto-proclamazione della realtà coloniale diventa la sua denuncia stessa: un espediente originale che fa della propaganda del tempo un’arma che a posteriori le si ritorce contro.

La France est notre patrie è un’interessante lezione di storia sui fatti accaduti durante la colonizzazione dell’Indocina e nello stesso tempo una profonda riflessione su quello che percepiamo nel presente. La nostra società oggi interpreta quel materiale in modo diverso da come lo interpretava nekll’epoca in cui è stato girato . Come ci insegna la sequenza iniziale sopra citata, la natura inghiotte col tempo qualunque costruzione che l’uomo bianco impone con la forza e con l’alibi del progresso. Concludendo, ogni popolo deve essere sovrano di se stesso.

 

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