“Vem ska knulla pappa?” di Lasse Långström

Vem ska knulla pappa? (Who will fuck daddy?) è un titolo che rimarrà impresso per un po’ di tempo nella mente di coloro che hanno avuto la (s)fortuna di imbattersi in questo film. Antiffa Vänsterfitta e Lasse Långström sembrano non voler porre freno alle loro fantasie e depravazioni, conducendoci in un viaggio altrimenti difficile da immaginare. Una sorta di favola queer con la Q maiuscola, da inserire nel panorama undeground LGBT svedese, ambientata in una foresta misteriosa e fatata, in cui dominano le tinte del rosa, del viola, tra una popolazione totalmente al femminile.

Alle immagini di questo universo misterioso si alternano storie reali. Quella di due amici che davanti ad una telecamera tentano di superare la loro eterosessualità per la prima volta, unendosi teneramente in un rapporto fatto di esitazioni iniziali, carezze, baci, fino ad un’unione non solo fisica, ma anche mentale; quella di tre ragazze lesbiche che si divertono nell’eseguire i suggerimenti sessuali che un gioco erotico in scatola suggerisce loro. Nel frattempo nella foresta la sessualità si manifesta in varie forme, in pieno contatto con la natura. Durante il giorno ragazze nude viaggiano trasportate dalla corrente del fiume su un fiore di loto e delle sirene dalla dubbia bellezza fumano a riva; durante la notte, le fantasie prendono forma, e le tre ragazze che avevamo visto precedentemente arrivano a raggiungere l’apice del piacere in perversi giochi di ruolo.

Le due registe svedesi scelgono inquadrature senza filtri: dalle nitide immagini di un parto, a quelle di un uomo che senza esitazione infila una ciliegia all’interno del proprio ano. Perché è questo che ci invita a fare il film: lasciare che la natura entri dentro di noi e ci consumi, letteralmente, mentre su di un muro in lontananza riposa la scritta “Piacere anale contro il capitale!”. Al di là di queste sequenze sconnesse e provocatorie, un messaggio di fondo c’è: più che un film erotico quello presentato dal Fish and Chips Film Festival  2018 è un film politico, quasi anarchico, che si scaglia senza mezze misure contro il pudore imposto dall’etica sociale e ci invita ad un nuovo approccio con il nostro corpo, fino a farci regredire ad una sessualità quasi primitiva. Nella sequenza finale del film, un uomo in bicicletta si trova smarrito, durante la notte, nella foresta: qui sarà vittima delle violenze sessuali delle tre protagoniste, finché i sensi non lo abbandoneranno del tutto e verrà poi seppellito, ricoperto di terra. La natura ha vinto e ciclicamente fa il suo corso.

Il film è la materializzazione di un desiderio: esso auspica alla creazione di un nuovo genere umano privo di sessualità precisa, androgino; tocca momenti di senso, altri di pura inspiegabilità, sprofonda nel trash (la voce di  un uomo anziano ricoperto di paillettes viola, che inneggia all’unione con la Terra, ci accompagna per buona parte della visione) fino a toccare momenti di vero disgusto. Ma una cosa bisogna ammetterla: a chi non piacerebbe masturbarsi sulla luna?

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